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Eleanor Oliphan sta benissimo, di Gail Honeymoon: il lento percorso verso la comprensione di sé

Eleanor Oliphant sta benissimo, romanzo scritto da Gail Honeyman, ha spopolato sui social diventando un vero e proprio caso editoriale. La storia di questa protagonista complessa ha commosso il web e conquistato i feed, e chi sono io per non lasciarmi influenzare?

Approfittando di questo titolo nella libreria della Otter Half mi sono cimentata in una lettura molto particolare, la cui direzione è inizialmente difficile da prevedere, ma che nel corso della lettura mi ha premiata con una solida scrittura e una buona caratterizzazione dei personaggi.

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#quasigrandi

Papà dove si accende il sole? #quasigrandi

Lo confesso, sono in una di quelle fasi strane in cui ho bisogno di imparare cose nuove e di capire come funziona il mondo. In particolar modo, mi affascina guardare in su ed esplorare con lo sguardo quell’universo infinito che sembra vegliare – sicuramente in modo piuttosto annoiato – su noi potevi cretini che non sappiamo valorizzarlo.

La mia nuova rubrica #quasisaggi è nata un po’ così, grazie alle letture di scienza e astronomia fatte negli ultimi mesi. Mi sembrava più che giusto inaugurare #quasigrandi, la rubrica dedicata invece ai libri per l’infanzia, con un libro illustrato che fa della divulgazione scientifica il proprio elemento cardine.

Con una scrittura semplice e disegni meravigliosi che agevolano la comprensione, Papà dove si accende il sole?, scritto da Antonio Martìnes Ron in collaborazione con sua figlia Laura Martìnes Lasso è un libro creato appositamente per bambini curiosi. Un po’ come me.

Trama

L’autore, nel tentativo di far addormentare la figlia Laura, si trova a dover rispondere alle numerose domande della bambina, sul mondo, sulla vita, perfino sulla morte. Sera dopo sera le curiosità si accumulano, dando vita a interessantissime discussioni sul funzionamento della Terra e dell’Universo, nonché su molte cose che compongono quest’ultimo.

Recensione

C’è un motivo se ho deciso di iniziare una rubrica interamente dedicata ai libri per bambini, proprio io che non ho figli e che probabilmente non ne avrò per ancora qualche anno.
Certo, non lo escludo, ma ora che sono ancora una ragazzina un po’ cresciuta, alle prese con le difficoltà della vita adulta, come mai mi trovo così interessata a questo genere letterario? La verità è che la letteratura per l’infanzia è una delle più complesse che conosco. Nonostante la narrazione semplice, gli inserti divertenti, le illustrazioni e tutti quegli elementi tipicamente infantili, i libri per i più piccoli hanno il compito al tempo stesso di educare e intrattenere, di aprire la mente dei lettori e di formarla nel modo giusto.
Spesso tacciata di banalità, la letteratura per l’infanzia è in realtà un mondo da scoprire, pieno di curiosità, sentimenti positivi, insegnamenti interessanti e nozioni che anche gli adulti potrebbero trovare utili. Si tratta dunque di un mondo sfaccettato e dall’enorme potenziale che io, eterna bambina (almeno nell’anima, confesso di avere già un paio di capelli bianchi), non posso non apprezzare.

Papà dove si accende il sole?

Papà dove si accende il sole? è il titolo perfetto con cui cominciare. Un po’ libro illustrato, un po’ saggio scientifico, questo volumetto ha tutto ciò che serve per affascinare i lettori, la cui età non dovrebbe tuttavia essere troppo limitata. Si tratta comunque di un prodotto che parla di stelle, del sistema solare, di biologia e anatomia, tutti argomenti che possono essere utili a bambini di almeno 6-7 anni d’età (a meno che i vostri figli non siano dei piccoli prodigi, chiaro).

Non sembra esserci un filo troppo logico che conduce il botta e risposta di padre e figlia, se non quello che nasce dalla curiosità di una bambina che coglie al volo ogni suggerimento per fare domande su domande. Si parla di cielo? Ecco che Laura vuole sapere perché i pianeti sono rotondi e non quadrati. Si parla di animali? Un’ottima premessa per domandarsi come mai le lumache sono così lente.
Si tratta di dubbi che per molti potrebbero essere sciocchi, ma a cui il più delle volte nemmeno gli adulti riescono a chiarire.

Papà dove si accende il sole?

Ed è proprio questo il valore aggiunto di Papà, come si accende il sole?: attraverso quesiti apparentemente banali e illogici – accompagnati da illustrazioni davvero graziose – anche noi di una certa età scopriamo moltissime cose nuove, cose che io stessa confesso di non sapere minimamente.

Forse è necessario che noi grandi mettiamo da parte l’orgoglio e ci rendiamo condo che la divulgazione infantile può fare un gran bene anche a noi.
D’altra parte, la sapienza non ha età, richiede solo menti aperte e cuori puri.

Libri

La Bussola D’Oro: un piccolo gioiello fantasy dalle sfumature filosofiche, che merita molta attenzione

Riesco a riconoscere una cosa bella quando la vedo, ma trovo anche molto difficile scollegare qualunque mia esperienza (che sia libresca o telefilmica, o anche semplicemente di vita quotidiana) dalla mia soggettività.

Pensateci bene: quando è invadente la nostra opinione personale, il nostro gusto, in ciò che facciamo?

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Serie Tv

NOS4A2: la serie horror Prime tratta dal romanzo di Joe Hill

Vi ho già parlato qui (aprite il link, su, non siate timidi) di quanto io abbia amato il romanzo NOS4A2 di Joe Hill, per le sue atmosfere profondamente inquietanti e per l’eccellente costruzione di personaggi positivi e negativi. L’utilizzo di due diversi tipi di villain (il galante e malvagio Charlie Manx e il distruttivo Bing) e la creazione di un’anti-eroina per contrastarli ha fatto sì che la storia fosse credibile anche nelle sue componenti soprannaturali e lo scontro tra Bene e Male mi ha tenuto incollata al mio reader per gran parte delle mie giornate.

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Libri

NOS4A2 di Joe Hill: a Natale è meglio non essere bambini buoni…

Il talento è ereditario? Beh, analizzando la mia situazione mi verrebbe da pensare di no. Ho visto mia madre dipingere bellissimi paesaggi senza troppo sforzo o dedicarsi con naturalezza a qualche piccolo lavoro di bricolage creativo, mentre io prendo in mano il martello solo per distruggere qualcosa e i disegni che faccio mancano evidentemente delle basi del disegno.
Ci sono però dei casi che testimoniano una chiara influenza genitoriale nella propria creatività, come accade con Joe Hill, figlio del re dell’horror, Stephen King.

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Libri

Gli scomparsi di Chiardiluna: il romanzo della crescita, tra salotti di corte e situazioni alla Chi l’ha visto?

Si potrebbe definire il fenomeno letterario dell’anno, paragonato sul retro di copertina a Twilight e a Harry Potter, ma capace in realtà di mantenere un’identità propria, e una piacevole originalità nel world building. Sto parlando della saga dell’Attraversaspecchi, composta da quattro romanzi di cui solo due sono stati tradotti in italiano.

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Libri

Resto qui: il romanzo di Marco Balzano che parla di resistenza, identità e amore per la propria terra

Si presenta in tutta la sua semplicità, Resto qui, romanzo dell’autore italiano Marco Balzano, con uno spessore discreto e in copertina una delle foto turistiche più note del nostro Paese. Guardando la bellezza di quella struttura regolare, il suo aspetto rustico e il suo svettare imperioso in mezzo all’acqua limpida, non ci si immagina cosa si celi dietro quell’immagine. E non lo immaginavo nemmeno io, quando mi sono recata poco tempo fa a visitarlo.

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Libri

Blackout, di Gianluca Morozzi: personaggi solidi, una narrazione incalzante e un intreccio agghiacciante

Immaginate di vivere una torrida giornata estiva in una Bologna praticamente deserta. Di non vedere l’ora di bere un bel bicchiere d’acqua fresca, di farvi una doccia, di spiaggiarvi sul divano per recuperare le forze. Immaginate di salire in ascensore, pochi piani vi separano dal vostro appartamento, il caldo è ormai insopportabile e con voi ci sono altre persone che evitate con imbarazzo di guardare. Immaginate che l’ascensore si blocchi, nel bel mezzo della salita.

Le luci si spengono. Blackout.

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Libri

Tra innocenza e maturità: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Si sale di livello ragazzi. Siamo di nuovo qui per parlare di Harry Potter. Ormai sembra quasi di gestire una rubrica dedicata.
La mia ritrovata passione per la lettura mi ha portata a terminare un altro volume di questa serie stupenda che da poco ha compiuto vent’anni e che su blog, forum e siti vari sta avendo nuovamente un enorme successo. Sembra che tutti vogliano rileggerla e parlare della propria esperienza personale con il capolavoro in sette volumi di J. K. Rowling, donandogli il giusto riconoscimento, e io non sono da meno.

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Libri

Il cancello del crepuscolo: una storia di amore e persecuzione, con troppa poca anima

Non ho mai letto nulla di Jeanette Winterson, ma conoscono persone che me ne hanno parlato con grande ammirazione. Dopo aver scoperto di possedere qualcuno dei suoi libri, ho deciso di cogliere il suggerimento e di iniziarne uno, facendomi ispirare dalla prima trama interessante.

La mia scelta è ricaduta su Il cancello del crepuscolo, lettura poco impegnativa date le 150 pagine in tutto. Mi è sembrato un buon modo per affrontare per la prima volta questa autrice, senza correre il rischio di impelagarmi in una lettura complessa.

Quella che pensavo essere un’esperienza piacevole, rafforzata dalla tematica trattata (la caccia alle streghe nell’Inghilterra del 1600, troppo forte!), si è rivelata in realtà qualcosa di assai poco stimolante. Conscia del fatto che la Winterson sa fare molto meglio, non mi lascerò traviare da un unico romanzo poco soddisfacente e quando mi tornerà la voglia di conoscere l’autrice mi rivolgerò a qualcosa di diverso.

Trama

Siamo nell’Inghilterra del 17° secolo e il Re Giacomo si prepara ad affrontare le conseguenze della Congiura delle Polveri, combattendo il Papato e il Cattolicesimo. Un’altra minaccia deve però essere fermata, quella che coinvolge una serie di donne che pare si riuniscano nella foresta di Pendle: la stregoneria.

Basta davvero poco per scatenare i sospetti e tra coloro che vengono tacciati di essere in combutta con il Demonio c’è anche Alice Nutter, donna facoltosa e molto influente. La sua indipendenza non è però vista di buon occhio dal re.

Recensione

Un’ottima premessa, questa trama, soprattutto per me che sono sempre stata affascinata dalla magia e dalla reale storia che l’ha caratterizzata nel corso dei secoli. La caccia alle streghe è una macchia nel passato degli esseri umani, una vergogna che non potrà mai essere dimenticata, ma di cui molti hanno tentato di parlare in modo più o meno efficace, donando voce a chi è stato vittima delle persecuzioni.

La fama di narratrice di Jeanette Winterson mi aveva convinto che questo potesse essere un buon esempio di storia legata alla stregoneria, ma nel corso della lettura ho capito che l’approccio alla tematica non era quello che speravo.

Nel romanzo Il cancello del crepuscolo la Stregoneria viene affrontata come se fosse una minaccia realmente esistente e non solo un semplice capro espiatorio per i diversi mali che colpiscono il Paese.

La base su cui Jeanette Winterson parte per raccontare la sua storia è sicuramente una fonte documentale, da lei accuratamente studiata e ispirata a un reale evento storico: il processo del Lancashire, avvenuto nel 1612.

Il riferimento preciso a questo accadimento rende Jeanette Winterson un’autrice capace di documentarsi in modo eccellente e di trasformare la realtà storica in una narrazione cruda e angosciante. Si ha tuttavia l’impressione – e forse la responsabilità va attribuita anche alla scelta di ispirarsi a fatti realmente avvenuti – di essere di fronte a qualcosa di sterile, a un racconto che fiorisce dai veri eventi, ma che non sembra aggiungere molto, soprattutto a livello emotivo.

Chiaramente siamo di fronte a una rielaborazione romanzata delle fonti, eseguita con grande precisione, ma nonostante l’autrice sfrutti la sua fantasia per enfatizzare la componente magica, il risultato è un testo un po’ troppo didascalico.

Gli avvenimenti vengono presentati come se venissero semplicemente raccontati con uno stile eccessivamente freddo e una grave mancanza colpisce anche un altro importante elemento di tutto il romanzo: i personaggi. La loro caratterizzazione è pallida e sembra svilupparsi davvero poco nel corso della narrazione, tanto che Jeanette Winterson ci presenta il loro passato soprattutto dicendoci cos’hanno fatto prima di entrare in scena, come in una sorta di copione teatrale.

La narrazione in questo modo risulta meno credibile e ancora troppo legata alle fonti da cui l’autrice ha tratto ispirazione. Di conseguenza ne risente la componente sentimentale, la vera umanità di figure che non riescono ad andare oltre alla loro natura di personaggio. Ho trovato difficile affezionarmi a qualcuno e perfino la protagonista mi è parsa quasi schematica, di scarso impatto.

Credo che questa sorta di difetti siano una pecca enorme in un romanzo che, forte di un argomento così struggente, potrebbe fare dell’intensità delle emozioni il suo più grande punto di forza.

Con questo non voglio dire che di sentimenti non ce ne sia traccia. Si respira in modo credibile un’atmosfera angosciante, causata dal clima di terrore che caratterizzava l’Inghilterra di quel secolo e la Winterson riesce a gestire davvero bene le scene di tortura, con una sorta di scrittura clinica che trasforma la freddezza stilistica in immagini cruente.

Molto forte è anche la componente romantica, dovuta ai diversi amori di Alice Nutter, nella sua giovinezza e nel presente. Tuttavia presentare scene in cui l’amore viene descritto, non risulta sufficiente a rendere davvero credibili questi sentimenti, tanto che la loro presenza o la loro assenza, mi sono risultate del tutto indifferenti.

Non nego la presenza di punti positivi, dovuti a una scrittura che, come ho detto sopra, riesce a sfruttare alla perfezione la sua semplicità e il suo apparente distacco per far sì che il coinvolgimento del lettore sia più diretto e privo di mediazioni. Ma un distacco troppo prolungato per tutta la durata della narrazione mi ha reso insensibile agli eventi della storia e al destino di tutti i suoi personaggi.

Ci sono cose che vanno mostrate, più che descritte, in modo da far percepire al lettore lo stesso sgomento delle vittime, la stessa ferocia dei carnefici. In modo da far respirare lo stesso terrore, gli stessi sospetti, lo stesso innamoramento. Senza questi requisiti, per me importanti, un romanzo è solo una cronaca e Il cancello del crepuscolo non ha saputo essere di più, per me.

Questo è solo un mio parere, ovviamente, e sono sicura che il fatto che io non abbia compreso gli intenti del romanzo sia dovuto a un legame che è venuto a mancare tra me e il testo. Molti lettori (ho spulciato un po’ di recensioni online), hanno apprezzato molto più di me questo scritto, mentre altri hanno avuto le mie stesse perplessità.

Consapevole che Il cancello del crepuscolo non sia stata una lettura adatta a me, cercherò una diversa capacità narrativa della Winterson in altri suoi romanzi, sperando di esserne più favorevolmente colpita.

Voto: 2 stelline su 5

Consigliato a chi: ama il tema della stregoneria in ogni sua forma; non pretende una scrittura troppo coinvolgente; apprezza una narrazione asciutta e mediamente distaccata; vuole incontrare qualche personaggio famoso tra una scena e l’altra.

Sconsigliato a chi: crede di trovare una stregoneria di stampo antico e naturalistico; vuole avere a che fare con personaggi ben sviluppati e vividi; è convinto di trovare una storia d’amore LGBT (tematica cara alla Winterson) coi fiocchi; non ha interesse a scoprire i segreti di Alice Nutter.