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Chi ha paura del lupo cattivo? The Wolf Among Us e la rivisitazione moderna delle fiabe

“C’era una volta il grande lupo cattivo, che dopo la disavventura con Cappuccetto Rosso diventa sceriffo e cerca di gestire, come meglio può, la città delle fiabe assieme a Biancaneve.”

Questo incipit vi suona strano? Tranquilli, smetterà di esserlo non appena avrete giocato a The Wolf Among Us, piccolo gioiellino non molto noto della Telltale Games che recupera i personaggi delle fiabe, famosi e meno famosi, per rivisitare le loro storie in chiave moderna e piacevolmente dark.Se l’idea che sta alla base delle serie tv Grimm e Once Upon a Time vi ha stuzzicato, The Wolf Among Us riuscirà a stregarvi (visto il tema, è il termine giusto), catapultandovi in un mondo incantato molto diverso da quello che ricordavate, dove gli happy endings non sembrano altro che squallidi inizi di nuove vite poco principesche.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

La nuova fiaba moderna narrata da The Wolf Among Us è ambientata nella comunità di Fabletown, a Manhattan, dove gli abitanti del mondo delle fiabe si sono insediati dopo essere scappati dalle loro terre d’origine, le Homelands. Il loro aspetto talvolta bizzarro, mostruoso o semplicemente “diverso” viene coperto secondo legge dall’incantesimo di una strega, il glamour, per far sì che si possano facilmente mescolare tra gli esseri umani, ma la vita nella nuova comunità non è affatto facile, né tanto meno normale. Molti non vogliono o non possono permettersi il glamour e la stessa criminalità e decadenza di valori che si registrava nelle Homelands, si aggira anche tra i vicoli di Fabletown, in un ambiente squallido e degradato che sembra non lasciare spazio al “vissero per sempre felici e contenti”. In questo regno instabile si muove (tramite le nostre scelte, ovviamente) il protagonista di The Wolf Among Us: the Big Bad Wolf, il Grande (e sexy) Lupo Cattivo.
Bigby Wolf (in italiano Luca Wolf, ma non lo chiamerò mai così perché la traduzione mi fa orrore), il lupo cattivo delle fiabe e burbero sceriffo della comunità di Fabletown, indaga sul brutale omicidio di una ragazza assieme al vicesindaco Snow (sì, proprio l’eterea e buona Biancaneve) e a una serie di altri personaggi fiabeschi. Scavando sempre di più nella vicenda, Bigby porta alla luce segreti e scandali che coinvolgono anche i cittadini rispettabili di Fabletown in un crescendo di tensione che condurrà lo sceriffo a scontrarsi con nemici intenzionati a mettere tutto a tacere.

Recensione

Pubblicata tra il 2013 e il 2014 in cinque episodi consecutivi, questa appassionante avventura grafica dallo stile vignettato nasce in realtà da un’idea dei primi anni duemila, ossia il fumetto americano Fables pubblicato da Vertigo, che rivisita fiabe e leggende folkloristiche in chiave moderna intrecciandole tra loro fino a creare un unico grande e fascinoso crossover.
L’origine fumettosa si ritrova tanto nell’estetica del gioco, quanto nella ripresa dei protagonisti, Bigby e Snow White, nonché nell’impostazione narrativa del prodotto, che dà vita a una forte immedesimazione del giocatore nella vicenda raccontata. Nei panni di Bigby siamo proprio noi a decidere come interagire con l’ambiente e i personaggi, cosa dire per farci apprezzare, per convincere gli altri a fidarci di noi e a fornirci le informazioni che ci servono, in un punta e clicca intuitivo, dai personaggi solidi e dalle atmosfere che conquisteranno tutti gli amanti delle fiabe. Un’unica nota stonata in questo sistema di gioco è che a differenza di Heavy Rain, dove il peso delle scelte si percepisce molto nello svilupparsi della trama, in The Wolf Among Us si intuisce presto che sebbene prendere la decisione giusta è molto importante, alcune svolte sono obbligate e indipendenti da ciò che ciò che il giocatore sceglie. Ciò non influisce però sulla piacevolezza del prodotto.
Anche l’indagine di base, che rende il gioco un vero e proprio fantasy thriller (esiste la categoria? Mah…), non è per nulla scontata e ci fa venire voglia, istante dopo istante, scelta dopo scelta, di scoprire l’identità del colpevole o dei colpevoli.
Ma ciò che davvero mi ha conquistato in The Wolf Among Us, che poi è lo stesso criterio che mi ha fatto apprezzare prodotti come Grimm e Once Upon a Time è la familiarità. Abbiamo a che fare con personaggi noti bene o male a tutti, con vicende tramandate da secoli e divenute vero e proprio patrimonio della nostra cultura, e il gioco strizza l’occhio a questa conoscenza collettiva facendo allusioni e lasciando sullo sfondo riferimenti che lo spettatore si diverte a cogliere. Gran parte del gioco si è svolto con me che saltellavo sulla sedia strillando “io lo so, io lo conosco!”. Non bisogna però fossilizzarsi sui cliché delle vecchie fiabe: tutto ciò che pensavamo di conoscere viene stravolto e adattato al mondo moderno e anche gli ideali più alti non sopravvivono di fronte a una realtà degradata come quella presentata dal gioco. Alcuni si potrebbero chiedere cosa è successo alle principesse e agli altri personaggi fiabeschi dopo che la loro storia è stata raccontata, ebbene, The Wolf Among Us ci rivela l’aspetto più triste del loro lieto fine, che lieto fine in realtà non è. I tre porcellini non hanno più una casa, Biancaneve ha divorziato dal suo principe (un bastardo che di azzurro ha solo i lividi che si meriterebbe) e la Bella e la Bestia stanno avendo parecchi problemi coniugali. Un po’ triste come situazione, ma decisamente più realistica e disillusa rispetto alla finzione delle fiabe canoniche, tratto decisamente apprezzabile.
Assieme ai personaggi universalmente conosciuti, come Biancaneve, Belle, la Bestia, la Sirenetta e il Lupo Cattivo, The Wolf Among Us permette di dare una rispolverata anche a storie e soggetti un pochino meno famosi come Ichabod Crane, della leggenda di Sleepy Hollow (no, non è figo come quello della serie tv), la scimmia Bufkin del Mago di Oz e il terribile Barbablù.

Insomma, The Wolf Among Us è uno di quei punta e clicca che hanno avuto poca risonanza nel mondo dei videogiochi (quelli di spicco almeno), ma è un piccolo capolavoro che gli amanti del genere non possono perdere. Ogni episodio non dura molto, la vicenda è ben strutturata, i personaggi dimostrano un’ottima crescita e regalano parecchie emozioni. E se vi sfagiola l’idea di immergervi in un mondo da fiaba che rigetta l’obsoleto e zuccheroso clima rose e fiori, date un’occhiata al già citato Fables e al fumetto The Wolf Among Us, trasposizione di questo punta e clicca ben riuscito.

Voto: 3,5 pescetti su 5

Consigliato a chi: trova sexy l’uomo un po’ ruvido; adora i cagnolini; ha amato l’idea di fondo di Once Upon a Time e Grimm; non teme di vedere il Bloody Mary in modo diverso; vuole un Punta e Clicca avvincente e dinamico; trova grazioso lo stile fumettoso.

Sconsigliato a chi: ha paura del Grande Lupo Cattivo; odia le favole in tutti i loro aspetti; non distingue Pinco Panco da Panco Pinco; pensa che Biancaneve sia una melensa; si addormenta appena sente parlare di Punta e Clicca.

7 thoughts on “Chi ha paura del lupo cattivo? The Wolf Among Us e la rivisitazione moderna delle fiabe

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