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La Bussola D’Oro: un piccolo gioiello fantasy dalle sfumature filosofiche, che merita molta attenzione

Riesco a riconoscere una cosa bella quando la vedo, ma trovo anche molto difficile scollegare qualunque mia esperienza (che sia libresca o telefilmica, o anche semplicemente di vita quotidiana) dalla mia soggettività.

Pensateci bene: quando è invadente la nostra opinione personale, il nostro gusto, in ciò che facciamo?

La mia esperienza con La bussola d’oro mi ha dimostrato non solo che la soggettività è davvero un metro di valutazione ingombrante, ma che può anche rivelarsi per certi versi invalidante. L’ho imparato a mie spese, ma ora so che questa recensione dovrà essere impostata su un criterio più oggettivo possibile, per apprezzare al meglio l’eccezionale worldbuilding di Pullmann.

Trama

La giovane Lyra Belacqua è un’orfana che vive presso il Jordan College di Oxford. Una sera assiste a una conversazione che cambierà per sempre la sua vita. Sente parlare della Polvere, una sostanza misteriosa a cui gli studiosi del College sembrano prestare molto interesse.
Da quel momento in poi per Lyra inizierà un’avventura incredibile, tra le navi dei Gyziani e i ghiacci del Polo, alla ricerca della verità sulla Polvere e su un gruppo di bambini rapiti da un’organizzazione priva di scrupoli.

Recensione

Ero partita con l’intenzione di leggere La bussola d’oro d’un fiato, di fare il fenomeno e sventolare di fronte agli occhi del web la mia capacità di divorare (come d’altronde facevo un tempo) un libro in pochi giorni. Al contrario mi sono incagliata nel ghiacciaio della mia stessa procrastinazione, arrancando con fatica in una lettura che non è riuscita a incatenare la mia attenzione se non verso la metà del racconto. Mi sono dovuta ricredere su molte cose, prima fra tutte sul fatto che utilizzare un metro di valutazione soggettivo non sempre è utile alla comprensione di un’opera e che può essere addirittura fuorviante.

Nel caso de La bussola d’oro mi sono trovata di fronte a una lettura che soggettivamente ha faticato ad ingranare, ma che oggettivamente – e senza dubbio alcuno – vale davvero la pena di recuperare.

La trilogia Queste Oscure Materie, scritta da Philip Pullman tra il 1995 e il 2000, è una costruzione narrativa assolutamente originale, capace al tempo stesso di ispirarsi alle grandi opere fantasy del passato, compresi complessi concetti teologici e filosofici, e di rappresentare un elemento di novità all’interno della letteratura per ragazzi. La mancanza di banalità scaturisce da un uso attento delle fonti, fino alla creazione di un impianto narrativo davvero ottimo.
Il primo volume, La bussola d’oro è un piccolo gioiello che mescola fantasia, scienza, coraggio e tutta una serie di elementi geniali che in un libro non dovrebbero mai mancare, soprattutto in un prodotto che va a comunicare qualcosa ai lettori più giovani.

È nel worldbuilding di Pullman – ossia il mondo da lui costruito attorno alla narrazione – che vanno ricercati gli elementi di maggiore originalità dell’opera e i riferimenti filosofico-religiosi più interessanti. Ci immergiamo in particolare in un mondo in cui tutti, fin dalla tenera età, hanno accanto un daimon, un essere sotto forma di animale che rappresenta la manifestazione dell’essenza di una persona e dunque ne è strettamente legata. Pullman prende ispirazione da molti autori a lui precedenti per l’invenzione del daimon, in particolare alla dottrina di Socrate, ma anche ai grandi poeti e ai miti di alcuni popoli primitivi. Nella Bussola d’Oro conosciamo anche streghe, orsi corazzati, guerrieri e mostri d’ogni sorta.

La capacità dell’autore di dare vita a situazioni, personaggi e ambientazioni assolutamente credibili – nonostante siano collocate in una realtà alternativa alla nostra -, non è affatto scontata e difficilmente si trova con la stessa intensità in molti Young Adult. La stessa protagonista, Lyra, è l’emblema dell’imprevedibilità e della sfaccettatura psicologica. Di primo acchito odiosa e addirittura scorretta, Lyra fa un ottimo uso della propria capacità di di mentire e ingannare il prossimo, per risolvere il più delle volte la situazione a proprio vantaggio. Un tratto che potrebbe essere concepito come caratteristica fine a se stessa, viene in realtà sfruttato in modo sensato per donare dinamismo al romanzo e per inserire perfettamente nell’azione la protagonista.
Il percorso di Lyra si interseca con quello di numerosi personaggi secondari, tutti ricchi di fascino, dagli studiosi del College (che la introducono a scoperte straordinarie e sinistre, come la Polvere), fino alle comunità dei Gyziani (un popolo marittimo che vive e si sposta su navi); dai tartari agli orsi corazzati rappresentati dal leale e prode Iorek Byrnison (mitico, il mio personaggio preferito!).

A fare da sottofondo all’avventura di queste figure è lei, la Polvere, il grande mistero del romanzo e, presumo, dell’intera Trilogia. La Polvere permette lo scontro delle forze in gioco, è il catalizzatore dell’azione e permette al romanzo, grazie alla sua natura misteriosa, di assumere tinte dark (che, devo confessarlo, sono quelle che hanno conquistato definitivamente la mia attenzione).

Se la scrittura precisa e dalla patina lievemente antica di Pullman in alcuni punti rende la narrazione un po’ più fredda del dovuto, la descrizione di luoghi meravigliosi e le situazioni che Lyra si trova ad affrontare sono un perfetto esempio di “romanzo d’avventura”, avvincente e per nulla banale.

Voto: oggettivamente 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: vuole intraprendere un viaggio straordinario…anche attraverso mondi diversi; desidera tanto coccolare un Panserbjorn; è curioso di sapere qual’è la filosofia di vita di una strega.

Sconsigliato a chi: pensa che l’unica vera Polvere sia quella che si nasconde sotto il tappeto quando si pulisce casa; non riesce nemmeno a pronunciare ale…atel…aletiometro; preferisce i libri auto-conclusivi e più semplicistici.

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