Videogiochi

Le regole dell’immedesimazione: Heavy Rain e il potere della buona narrazione

Questi ultimi anni sono stati una vera manna per i videogiocatori di tutto il mondo, sedotti dallo sviluppo e dal costante perfezionamento di sistemi di simulazione come la realtà virtuale.
La VR, o Virtual Reality, è la particolare tecnologia di recente creazione (ma basata su un’idea e su ricerche risalenti agli anni ‘80), che permette di vivere in prima persona un videogioco appositamente creato. Darei un’unghia per provarlo almeno una volta nella vita, anche se ho come l’impressione che se mai accadesse sarei come una di quelle persone che perdono il senso della realtà e cadono a terra sopraffatte.Simili sistemi contribuiscono anno dopo anno ad assottigliare il confine (già piuttosto labile) tra realtà e mondo virtuale, vita vera e avventura videoludica, dando così vita a una nuova forma di immedesimazione, basata su stimoli sensoriali che mettono al primo posto vista e udito.
Otto anni fa lo sviluppatore francese David Cage ha voluto tentare qualcosa di simile sfruttando tecnologie ben più tradizionali e plasmando quella che sarebbe diventata una delle avventure grafiche più note e amate dal pubblico, tuttora osannata dagli appassionati del genere.
Heavy Rain anticipa di qualche anno la VR nella sua opera di immersione totale dell’utente nel mondo del videogioco e ci riesce alla grande, facendo leva su una tecnologia antica di secoli: la trama.
Pur vantando un’ottima grafica, una buona giocabilità (a cui ci si abitua in fretta dopo i primi istanti di “ma che diavolo sono questi comandi? Come si fa?”) e un character design coi controfiocchi, Heavy Rain fa della narrazione il suo vero punto di forza, coinvolgendo il giocatore in prima persona e mettendo nelle sue mani il sottile filo degli eventi. Tramite le scelte dell’utente questo filo può procedere con linearità fino allo svelamento della verità, ingarbugliarsi durante il corso delle indagini o addirittura spezzarsi.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Dopo aver presentato il primo protagonista della vicenda, Ethan Mars, risvegliatosi dal coma dopo un incidente che gli ha portato via il figlio, il gioco ci catapulta in un mistero apparentemente irrisolvibile: i cadaveri di alcuni bambini vengono ritrovati in zone dimesse della città, con un’orchidea sul petto e un origami nel palmo della mano. Questi elementi sono la firma di quello che viene definito dalla stampa e dalla polizia il “Killer dell’Origami”. A indagare sulla vicenda sono il criminologo dell’FBI Norman Jaiden, che svolge le proprie analisi tramite l’ARI (una tecnologia che strizza inequivocabilmente l’occhio a Minority Report) e l’investigatore privato Scott Shelby, ingaggiato dalle famiglie delle vittime per scovare l’assassino.
Devastato dalla morte del figlio e tormentato da terribili black out, Ethan si trova coinvolto nel peggiore dei modi nelle indagini, in seguito aiutato dalla giornalista Madison Page.
Dopo un breve e illusorio momento di gioco in cui abbiamo l’occasione di osservare uno scorcio della perfetta vita di Ethan, le atmosfere cambiano drasticamente e noi ci troviamo immersi in un clima deprimente, teso, freddo. La pioggia scandisce le fasi del gioco come una clessidra, ricordandoci che il tempo a nostra disposizione non è molto. Capitolo dopo capitolo giochiamo nei panni di uno dei quattro protagonisti, vivendo la realtà secondo i loro punti di vista e affrontando il mistero grazie alle risorse a loro disposizione.
Potrebbe sembrare facile, detta così, ma come nella vita reale, le scelte che si devono compiere in Heavy Rain sono tutt’altro che scontate e a volte la rapidità può essere l’unica difesa contro un esito terribile. Proprio così, infatti, viene pubblicizzato il gioco:

“Dovrai pensare velocemente e agire ancora più in fretta, poiché ogni scelta e ogni mossa possono avere conseguenze drammatiche e irreversibili. E perfino decidere chi vive… e chi muore.”

Recensione


Mentre il gioco procede, tra momenti apparentemente piatti di interazione con oggetti e ambienti e istanti al cardiopalmo in cui la prontezza di mano è l’unica arma a nostra disposizione contro situazioni pericolose, il giocatore si rende sempre meno conto di essere impegnato in un semplice videogioco e di trovarsi del tutto al sicuro.
La trama e la scrittura sono le principali fonti di immedesimazione del prodotto, supportati da una caratterizzazione piuttosto realistica dei personaggi. L’assassino si cela nei dettagli, nessuno dei protagonisti è del tutto credibile o scagionabile (Ethan subisce frequenti svenimenti e attacchi di panico, Scott soffre di attacchi d’asma che lo rendono inerme, Norman ha una dipendenza da droga e da realtà virtuale e Madison ficca un po’ troppo il naso negli affari altrui) ed è difficile fidarsi di qualcuno in particolare tanto quanto è impossibile non affezionarsi al loro modo di essere e di interagire con la realtà. Le scelte che compiamo ci portano gradualmente a conoscere le figure che muoviamo nella scena, tanto che finiscono per diventare una parte di noi e noi una parte di loro, fino allo sconvolgente svelamento del mistero che sta dietro al poetico, quanto spietato, Killer dell’Origami. L’esperienza del giocatore è fondamentale in questo prodotto. Chi regge il controller e gestisce le scelte si trova a vivere un’esperienza unica, a indagare a modo suo, a sviluppare ipotesi seguendo una logica tutta sua e a giungere a un finale che potrebbe essere completamente diverso da quello di un altro utente. Il coinvolgimento intellettuale ed emotivo si rivela così assoluto.

Indizi, interrogatori, particolari, prove, sospetti, emozioni…Heavy Rain è un videogioco, un film e un romanzo thriller condensati in un prodotto validissimo, in grado di donare istanti di commozione e di adrenalina, di mettere in difficoltà anche i giocatori più abili, ma soprattutto di dare vita alla più classica delle immedesimazioni: quella narrativa.

“Fino a che punto ti spingerai per salvare qualcuno che ami? Cinque origami. Ogni origami rappresenta una prova.”

Voto: 4,5 pescetti su 5

Consigliato a chi: ama i giochi di scelta come Beyond: Two Souls, Until Dawn, The Walking Dead, Farenheit e molti altri; ha il dito più veloce del West; gode delle scariche di adrenalina; vuole fare il pieno di trofei e di endings positivi.

Sconsigliato a chi: si sconvolge a vedere un paio di tette; ciallansia; è meteopatico; non vuole sentire Pino Insegno urlare “Jasoooon!!”; non sa scegliere nemmeno tra Coca Cola e Pepsi.

7 thoughts on “Le regole dell’immedesimazione: Heavy Rain e il potere della buona narrazione

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