Videogiochi

Life is Strange: il peso della nostalgia e della responsabilità

Dopo la recensione di Gone Home e Syberia potrebbe essersi un po’ capito che le avventure grafiche mi piacciono, soprattutto quelle Indie che a prima vista sembrano essere state sviluppate con un basso budget, ma che poi tirano tante di quelle coltellate al cuore che ne basta la metà.
Sempre per la serie “promesso, stavolta non piango”, oggi vorrei parlare di un’avventura grafica che ha fatto parlare moltissimo di sé durante gli anni scorsi e che ha riconquistato i fan con un prequel altrettanto potente (se non di più).
Si tratta di Life Is Strange, videogame a episodi sviluppato da Don’t Nod Entertainment e reso pubblico dalla nota Square Enix tra gennaio e ottobre 2015. Con il suo stile un po’ fumettoso, la grafica semplice ma efficace e l’unione eccellente di sviluppo caratteriale e trama, questo gioco mi ha tenuto incollata allo schermo durante tutta la notte di Capodanno (io sì che so come divertirmi!).

Attenzione! cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio

Trama

Durante una lezione di fotografia a scuola, Max Caulfield ha una visione, una terribile tempesta che infuria sulla cittadina di Arcadia Bay e che sembra distruggere ogni cosa. Per riprendersi da quelle immagini, Max si reca in bagno, dove fotografa una bellissima farfalla blu entrata lì chissà come. Nel giro di pochi istanti si trova ad assistere a una scena traumatica che, inspiegabilmente, risolverà riavvolgendo il tempo. La scoperta di questo potere sarà solo l’inizio per Max, che dovrà fare i conti non solo con le nuove verità su se stessa, ma anche con un mistero che aleggia nella scuola e con la catastrofe annunciata dalla visione.

Recensione

Raccontare la trama e sperare di cogliere così l’essenza di questo gioco emotivamente complesso è impossibile. Tutto ciò che lo compone, a partire dai personaggi fino alle ambientazioni e alla colonna sonora (un misto meraviglioso tra tracce strumentali nostalgiche e commoventi canzoni Indie), è ciò che davvero ne definisce la personalità e che crea quel senso di nostalgia che permea ogni scena. Life Is Strange è molto più di una storia, è un’esperienza emotiva che riesce piano piano a scavare nell’intimità del giocatore e a fare il nido nel suo cuore, ancora prima che egli possa accorgersene.
Quando ho avviato la partita avevo certamente grandi aspettative, visto l’enorme impatto che il gioco ha avuto sul pubblico, ma ero anche partita un po’ prevenuta. Vi è mai capitato di affrontate qualcosa pensando tra voi e voi: “io non mi farò fregare, sarò spietata, sarò insensibile e non mi farò certo abbindolare da un giochetto”? Ecco, non proprio in questi termini, ma ci ho fatto un pensierino pure io, convinta di riuscire a resistere al fascino di Life Is Strange. Dopo il primo episodio mi sono resa conto che trama, ambientazione, personaggi e vicende mi avevano ormai incatenata inevitabilmente.

Il senso di malinconia generato dalle ambientazioni, che spaziano dall’Oceano Pacifico ai meravigliosi boschi dell’Oregon, è uno dei principali elementi di coinvolgimento del giocatore che, immerso in uno scenario tanto affascinante, non può che sentirsi parte di una realtà a tratti immobile e a tratti angosciante. La stessa casa di sviluppo ha voluto puntare molto sulla cura degli scenari, ricercando con grande attenzione informazioni dettagliate sui luoghi e ricreandone i paesaggi a partire da veri e propri dipinti, che contribuiscono a donare al gioco quello stile inconfondibile a cui è impossibile non affezionarsi.

Malgrado le verdi foreste che si estendono per chilometri e chilometri e la vista mozzafiato del mare, interpretare un’adolescente di Arcadia Bay significa respirare un’aria claustrofobica, accentuata dalla problematica ambientazione scolastica. Nei panni di Max ci si sente proprio così, parte di qualcosa di più grande di noi, incapaci di strappare le radici che ci tengono legati ad Arcadia Bay e impotenti di fronte ad alcuni eventi.
Fin dal principio il sistema su cui si basa il videogame ci illude di poter risolvere gran parte delle situazioni, ma saremo sempre noi a sentirci responsabili di ciò che accade (che sia vero oppure no) e noi quelli incapaci di cambiare gli eventi.
A movimentare un genere che ormai ha fatto la storia, quello dell’avventura grafica, c’è infatti il meccanismo del riavvolgimento del tempo. I poteri di Max, scoperti quel fatidico giorno in bagno, le consentono di ritornare indietro per rivivere alcuni istanti della sua vita e rimediare ad eventuali errori. Questa funzione appare subito come incredibilmente utile, sia quando ci pentiamo di aver detto o fatto alcune cose, sia quando le conseguenze delle nostre azioni si fanno spiacevoli. Life Is Strange ci mette infatti nelle condizioni non solo di trovare indizi esplorando le diverse scene, ma anche di decidere come rispondere ai nostri interlocutori e come agire in determinate situazioni.

Se il riavvolgimento del tempo sembra però essere un modo per pararsi il sedere quando qualcosa non va per il verso giusto, la verità non è proprio così. Ogni azione è responsabilità nostra (o meglio di Max) e anche quando ci sembra di avere in mano la situazione, il gioco ci mette spesso nelle condizioni di riavvolgere il tempo, fino a dover affrontare le terribili conseguenze di questo abuso di potere. Come diceva lo zio Ben, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ed essere una ragazzina di 18 anni non aiuta certo a manipolare il tempo con saggezza o parsimonia.
Questo non significa però che non esistano scelte giuste o scelte sbagliate. È possibile combinare casini, deludere le persone, prendere decisioni terribili e mettere noi stessi e gli altri nei guai, ma l’esito finale a cui la trama ci condurrà sarà sempre lo stesso. Semplicemente, sta a noi decidere come arrivarci e avere la possibilità di riavvolgere il tempo a nostro piacimento non fa che alimentare le potenzialità di coinvolgimento del gioco (nonché la tensione). Anche la modalità di gioco (con le sue didascalie in stile fumetto) ci cala ancora di più nella vicenda, poiché l’avventura grafica ci costringe a interagire con le scene e con le stanze, a frugare tra i nostri oggetti personali o quelli delle altre persone (rischiando la denuncia), facendoci sentire sempre più coinvolti nella vita dei personaggi.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare e che ha fatto di Life Is Strange un titolo amatissimo, ossia l’intensità delle emozioni che esso sprigiona e la crescita psicologica dei suoi personaggi.
Le figure principali del gioco sono due, la protagonista Max e la sua ex migliore amica Chloe Price. Le due, un tempo inseparabili, si sono allontanate dopo il trasferimento di Max e a causa dei soliti meccanismi per cui sì, ci si vuole tenere in contatto, ma si sa “come vanno queste cose”, i rapporti hanno avuto un brutto esito.
Tornata ad Arcadia Bay, Max rivede Chloe, ormai diventata una ribelle dai capelli blu con un certo risentimento nei suoi confronti per non aver mantenuto la corrispondenza. Uno dei punti focali dell’intera vicenda è proprio il graduale ristabilirsi di questo rapporto, che si evolve dal suo stato di fredda “rimpatriata” a nuova alleanza, forte come prima se non di più. Nonostante Max non abbia una personalità particolarmente ben delineata (questo è uno dei principali punti deboli della storia, o forse solo io trovo Max un po’ inconsistente), il suo carattere prende forma in opposizione a quello di Chloe, molto più tagliente nei modi e ben poco incline a seguire le regole. È il contrasto ad alimentare la validità della loro amicizia e del loro sodalizio. Le due funzionano alla perfezione insieme e quando uniscono le forze per scoprire la verità il coinvolgimento del giocatore arriva alle stelle, forte anche dello spettro di una possibile, ipotetica, lievemente accennata (per me che sono una shipper compulsiva non tanto) relazione romantica tra le due.

Di temi caldi Life Is Strange ne tratta moltissimi – bullismo, emarginazione, lutto, depressione, droga e tanti altri – e ognuno di questi viene affrontato con tutta la delicatezza di cui ha bisogno per colpire nel segno, senza giudizi o preconcetti. Anche i personaggi apparentemente più odiosi celano dei dolori che li hanno costretti a innalzare muri e che li hanno trasformati da vittime a carnefici e niente viene dato per scontato.

Il mondo di Life Is Strange ci entra dentro perché è vivido, reale, complesso come la vita. È difficile mantenere un distacco emotivo man mano che indaghiamo e scopriamo gli scheletri nell’armadio dei personaggi. E quando arriviamo ad affrontare la minaccia più grande è impossibile non provare un nodo in gola e non sentirsi impotenti di fronte all’ineluttabilità dell’effetto farfalla.

 

Voto: 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: ha voglia di farsi un piantino; vuole ammirare paesaggi malinconici e affascinanti; ha un debole per le ragazze ribelli; crede nella forza dei rapporti umani.

Sconsigliato a chi: crede che riavvolgere il tempo risolva tutti i problemi; non apprezza le storie troppo emotive; cerca l’azione; crede che l’effetto farfalla sia solo una cavolata.

24 thoughts on “Life is Strange: il peso della nostalgia e della responsabilità

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