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Resto qui: il romanzo di Marco Balzano che parla di resistenza, identità e amore per la propria terra

Si presenta in tutta la sua semplicità, Resto qui, romanzo dell’autore italiano Marco Balzano, con uno spessore discreto e in copertina una delle foto turistiche più note del nostro Paese. Guardando la bellezza di quella struttura regolare, il suo aspetto rustico e il suo svettare imperioso in mezzo all’acqua limpida, non ci si immagina cosa si celi dietro quell’immagine. E non lo immaginavo nemmeno io, quando mi sono recata poco tempo fa a visitarlo.

Con la fedele Otter Half al seguito, reduci da qualche ora di macchina, ricordo di essermi approcciata cautamente al campanile, con il fiato sospeso e un senso di aspettativa che ora mi sembra quasi irrispettoso. Speravo, in cuor mio, di vederlo sommerso per metà, come le centinaia di fotografie turistiche viste sul web mi avevano mostrato e non piantato nella sabbia per via della secca.

Leggendo Resto qui rivivo quegli istanti con una sensazione di irrealtà e mi viene da chiedermi chi, tra quelle migliaia di persone che visitano Resia ogni anni, conosce davvero la sua storia. Quel campanile, che a ogni costo si vuole far diventare tappa fondamentale della propria carriera di viaggiatori, è il simbolo del pugno di ferro del fascismo su un paese che voleva solo vivere in pace, in mezzo ai campi, alle mucche e ai quotidiani lavori rurali. E che ha visto la propria vita spazzata via da una diga.

Trama

Nel Sud Tirolo degli anni ‘20, la vita di Trina scorre tranquilla in mezzo ai campi, tra sogni, ambizioni e le quotidiane attività della vita di paese. Il Fascismo sta rivoluzionando anche la zona di Curon, tentando di cambiare le abitudini linguistiche dei suoi abitanti, dal tedesco all’italiano, ma la gente resiste in ogni modo. La resistenza continua soprattutto quando arriva l’annuncio della costruzione di una diga che distruggerà molte case in nome del progresso e con l’avvicinarsi della guerra. Trina, tra drammi personali e una forza interiore che non ha limiti, affronterà questi sconvolgimenti storici per difendere la propria vita.

Recensione

Resto qui, di Marco Balzano, è stato candidato al Premio Strega del 2018, per il modo autentico con cui ha deciso di parlare di un evento storico importante e collettivo, dando voce però al singolo, con i suoi tormenti, le sue speranze e i suoi timori. La storia di Trina arriva al lettore con una grande intensità proprio perché trasforma la storia in un evento personale, ma anche perché il dramma da lei vissuto è comune a molti altri individui che hanno visto le proprie case minacciate da una forza politica devastante come il Fascismo.

Per raccontare tutto questo Balzano si serve di una trama non troppo originale e di uno stile narrativo valido e solido, che non si perde in eccessivi sentimentalismi. Esso arriva al lettore in modo diretto e conciso, tutt’altro che freddo. Se lo schematismo del suo modo di narrare si percepisce a livello tecnico, grazie alla mancanza dei cosiddetti “fronzoli”, a livello umano è proprio questa apparente mancanza di pathos a determinare il tono angosciante di Resto qui. Attraverso un linguaggio essenziale, ma non per questo banale, Balzano mostra fatti ai quali non è stato possibile sfuggire, la disperazione di individui che non vogliono fare altro che vivere in pace e di persone che fanno di tutto per tutelare la propria quotidianità. Una forte umanità, tuttavia, trasuda da Resto qui, un romanzo breve, ma d’impatto, che racconta la resistenza a livello più personale possibile, nei piccoli gesti, nelle forme di eroismo più sottile e in tutte le sfumature che la storia non sempre ci riporta, essendo essa una testimone imperfetta dei reali eventi.

Con la spinta aggressiva del Fascismo anche sull’area di lingua tedesca del Trentino Alto-Adige, l’ascesa del Nazismo nei Paesi d’Oltralpe sembra infatti una valida alternativa, una scelta certamente sbagliata, ma giustificabile dalla disperazione degli individui, che vedono la propria identità minacciata da un lato e potenzialmente tutelata dall’altra.
In questo scenario storico delicato si muove Trina, protagonista del romanzo. Trina è colei che simboleggia l’individuo distrutto dal fascismo, poiché vede la propria famiglia e la propria ambizione di maestra duramente ostacolata dalla dittatura. Dal momento in cui parte della sua serenità e stabilità le viene portata via, la sua vita ruoterà intorno a un tentativo di resistenza al Fascismo, scandito da istanti di vita quotidiana che durante la lettura non fanno che accentuare quel senso di perdita imminente che grava su quei luoghi di montagna.

Sembra un paesino sonnacchioso, quello di Curon, ma abitato da lavoratori instancabili che seguono il susseguirsi dei cicli stagionali per portare avanti i loro mestieri e che vivono una vita armonicamente intrecciata alla natura. Balzano ce lo presenta in Resto qui con sensibilità e accuratezza, fino a donare al lettore un senso di familiarità, facendolo sentire a casa anche di fronte ad abitudini che non gli appartengono (ma che sembrano ancora gradevolmente vicine a chi, come me, è nato in quelle zone).

L’elemento di rottura, ricorrente in genere in ogni romanzo, consiste in Resto qui nella costruzione della diga, decisa dalla dittatura fascista e atta a creare energia e progresso in quella zona.
L’avanzare incessante di quella modernità che non guarda in faccia a nessuno (mossa ovviamente da motivazioni economiche) è simboleggiata dal progetto della diga, che rimane nell’aria come una promessa inquietante durante gli anni di guerra, ma che – ricordando oggi la magnificenza del campanile di Resia – si percepisce come una triste realtà, inevitabile, ma per contro cui vale la pena di lottare ogni giorno.

Trina lo fa, nonostante tutto, tramite la propria resistenza personale e umana, raccontandoci i suoi pensieri e i suoi passi in un romanzo essenziale, ma commovente.
Un romanzo che, malgrado le potenzialità che gli hanno garantito la prestigiosa candidatura, risente di qualche piccolo difetto, in primis l’aver aperto una parentesi narrativa importante – un evento traumatico nella vita di Trina – che sembra servire come pretesto per la scrittura delle memorie della donna, ma che non viene mai chiusa adeguatamente, lasciando il lettore con un piccolo senso di insoddisfazione.

Voto: 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: ha visitato il campanile sommerso di Resia senza conoscerne la storia; non prova fastidio nel sentire odore di mucca; vuole leggere una storia di resistenza e nostalgia.

Sconsigliato a chi: crede che ogni forma di progresso sia sempre positiva; non ama i romanzi ambientati in tempi di guerra; teme le rigide temperature invernali.

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