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Syberia: una triplice avventura grafica dalla protagonista determinata e un po’ legnosa

Tutti gli amanti dei videogiochi (e non solo) hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita con il genere Punta e Clicca, croce e delizia di tutti coloro che adorano questo tipo di passatempo.
Nel caso della trilogia di Syberia, ideata dal fumettista belga Benoit Soukal, lo stilema “croce e delizia” è particolarmente appropriato: una trama avvincente, una protagonista con i contro-fiocchi, ambientazioni angoscianti e affascinanti al tempo stesso e una serie di enigmi tutti da risolvere, ma anche una giocabilità legnosa, movimenti lenti e pause da far cascare non solo le braccia ma anche il resto delle ossa.Per quanto sia facile a volte cedere all’esasperazione, nessuno di questi difetti rende Syberia degno di essere abbandonato. Automi, mammut, misteri e indizi riescono sempre a salvare in extremis questa trilogia targata Microids.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Kate Walker (nomen omen, credetemi), è un’avvocato newyorkese chiamata a rappresentare un’azienda produttrice di giocattoli che intende rilevare una fabbrica nell’isolata Valadilène, un paesino di poche anime situato sulle Alpi francesi.
Sembrerebbe un lavoretto da nulla, questione di un paio di giorni, ma una volta arrivata lì Kate scopre che la defunta Anna Voralberg, proprietaria della fabbrica, in realtà non è priva di eredi come tutti credevano. Il fratello Hans, spacciato per morto dal padre, in realtà non solo è vivo, ma è pure partito per l’isola mitica di Syberia, convinto di trovare mammut ancora in vita (la sua grande passione, perché amare i cani era banale), e antiche popolazioni primitive.
Sebbene Kate non abbia particolare voglia di andarlo a cercare per tutta l’Europa, si vede costretta a farlo per ottenere finalmente la cessione della fabbrica di automi dei Voralberg, da parte di Hans. Passando da una città all’altra, risolvendo problemi (soprattutto degli altri) e aggirando imprevisti, Kate si appassionerà più al viaggio che alla destinazione, vedendo nel folle piano di Hans di ritrovare i Mammut un modo per sfuggire alla noiosa vita che ha lasciato a New York.

Recensione

La prima cosa che salta all’occhio di Syberia (di tutti e tre i capitoli) è la lentezza estenuante dei movimenti. La povera Kate “camminatrice” Walker viene spostata qua e là a colpi di click, alla ricerca di indizi, oggetti e persone in grado di contribuire al districarsi del mistero. Un simile difetto, d’altra parte piuttosto comune nei punta e clicca di una certa età, non scoraggia però dal proseguire il gioco, che mostra uno sviluppo piuttosto avvincente man mano che gli si dà fiducia.
Il primo scenario in cui la nostra protagonista si trova, Valadilene, permette già di capire il mondo in cui siamo chiamati a muoverla, un ipotetico presente in cui la vita degli umani è semplificata dall’uso di macchinari definiti automi (automatons). La loro esistenza e il loro aspetto antropomorfo (nonché il fatto che vengono utilizzati proprio per tutto, dalla pulizia delle fogne alla cura degli infermi) donano al gioco un primo aspetto freddo e industrializzato, in grado di suscitare nel giocatore una certa angoscia, ma che non manca di affascinare con soluzioni geniali. Automi, meccanismi, ingranaggi…tutto questo dà vita a un’accattivante realtà in stile Steampunk, che rappresenta il primo grande elemento di fascino di Syberia.
Ad arricchire questa ambientazione è in primo luogo la trama, su cui il gioco sembra puntare tutto. La storia è ben costruita e avvincente e si complica man mano che la vicenda si sviluppa, la protagonista è una donna di carattere che non le manda certo a dire e gli elementi che di primo acchito davano l’impressione di essere l’irritante motivo per spegnere il pc e decidere di fare altro (il dover fare avanti e indietro per tutti gli scenari e i personaggi secondari che piuttosto che aiutare si taglierebbero le dita dei piedi), diventano pian piano lo sprone per continuare e risolvere tutti gli enigmi che gli sviluppatori vogliono farci affrontare.

E qui arriva l’altro enorme pregio di Syberia: gli enigmi sono moltissimi, caratterizzati da vari livelli di difficoltà, in modo che il giocatore si trovi sempre di fronte a una sfida e non si annoi mai a causa della banalità dei misteri. Le ambientazioni, rigorosamente in 2D come tutte le avventure grafiche che si rispettino e nelle quali si può notare lo zampino fumettoso di Benoit Soukal, permettono la raccolta di indizi (oggetti o documenti) e l’interazione con i personaggi (che di nuovo non hanno la minima voglia di collaborare…) grazie ai quali è possibile risolvere i diversi rompicapo. La varietà degli enigmi si affianca alla varietà delle location, che sono molte, tutte bellissime, ma che vengono anche un po’ in odio dopo tutto il tempo passato a bazzicarle per trovare codici, premere interruttori, spostare carrucole, parlare con gente, vedere posti e fare cose. Ma non temete, avrete tutto il tempo per abituarvi ad amare ogni piccola ambientazione, e poi si cambia, diretti verso nuove mete e nuovi enigmi.
L’unico vero elemento di aiuto, quando la paura del mondo e della ruggine non lo colpisce, è Oscar, autentico gioiellino di questo gioco, automa creato da Hans e abbandonato nella fabbrica Voralberg. Non è proprio possibile non affezionarsi a lui, ai suoi modi educati da maggiordomo inglese e alla sua goffaggine nelle questioni umane. Un’ottima compagnia per affrontare il viaggio alla scoperta della fredda Syberia.
La trama non cambia molto nei due capitoli successivi, che in un moto di sprizzante originalità sono stati chiamati Syberia 2 e Syberia 3. C’è però un’interessante evoluzione di situazioni e personaggi. Kate si trova sempre più immersa nella cultura preistorica tanto amata e ricercata da Hans ed è sempre più intenzionata a conoscerla e proteggerla. Syberia 2 si mostra molto simile sia nei movimenti, che nella veste grafica a il primo capitolo e risulta ancora molto avvincente. Si approfondiscono i misteri già incontrati in Syberia e ci si può mettere alla prova con molti nuovi enigmi. Lo scivolone avviene però con Syberia 3, graficamente migliore, ma con difetti accentuati rispetto ai capitoli precedenti.
Sembra incredibile che il miglioramento grafico notevole sia stato accompagnato da una maggiore legnosità dei movimenti, ma questa è l’impressione, perlomeno quella che io ho avuto nel giocarci. Muovere Kate è difficile, così come tentare di farla interagire con gli oggetti e gli altri personaggi, tanto che la già notevole lunghezza del gioco viene ulteriormente dilatata a causa di molti momenti morti che potevano essere evitati con un po’ di attenzione da parte degli sviluppatori. Ho sbroccato più di una volta nel tentare di spostare Kate o il cursore (a me capitava di vederlo addirittura sparire per poi ricomparire quando voleva lui) dove era necessario.
In conclusione Syberia potrà avere parecchi difetti e del terzo capitolo sinceramente non avevamo proprio bisogno, ma gli elementi positivi sono molti di più e bastano per reputarlo un gioco degnissimo di essere giocato e amato.
Kate Walker è grintosa e non si tira indietro di fronte alle difficoltà (che sono molte), Oscar è un automa adorabile, a metà tra macchina e impacciato ometto, e anche i personaggi secondari hanno un fascino caricaturale che ricorda i film di avventura per ragazzi. La colonna sonora poi (composta da Nicholas Varley, Dimitri Bodiansky e Inon Zur) è molto bella, dalla patina antica, a tratti rilassante e a tratti incredibilmente coinvolgente e con toni che ricordano canti sciamanici. Una nota di merito anche al doppiaggio italiano (assente nel terzo capitolo) che non è affatto male.
Ma soprattutto gli enigmi, ragazzi, quelli danno grandi soddisfazioni e anche se a volte la loro risoluzione appare un po’ random e senza senso, affrontare tutti i rompicapo fomenta davvero un sacco.
Ho affrontato il terzo capitolo in compagnia, facendomi davvero tante risate e riducendo la noia a zero. Un consiglio per chi teme i tempi morti di questo punta e clicca è proprio questo: armatevi di pazienza, di ingegno e di una persona cara con la quale vi divertite molto, come ho fatto io. Riuscirete a ironizzare su eventuali difetti e a godervi appieno i pregi di questo classico intramontabile.

Voto: 3 pescetti su 5

Consigliato a chi: ama le avventure grafiche, non teme il freddo della Syberia; apprezza lo steampunk; vuole fare la conoscenza di un automa molto educato; vuole visitare qualche paesaggio suggestivo; è pronto ad affrontare molti enigmi.

Sconsigliato a chi: potrebbe addormentarsi durante le lunghe e lente camminate di Kate Walker; teme la ruggine; non ha un visto valido per la Russia; ha paura degli struzzi; preferisce gli sparatutto in prima persona.

La parola a voi. Conoscete questa trilogia e, se ci avete mai giocato, cosa ne pensate? A quale delle due categorie appartenete, quelli che hanno sconfitto gli enigmi a suon di ragionamenti arguti o a quelli che si sono addormentati sulla tastiera? Scrivetemelo in un commentino!

Photo by ian dooley on Unsplash

30 thoughts on “Syberia: una triplice avventura grafica dalla protagonista determinata e un po’ legnosa

  1. Finalmente qualcuno che parla di Syberia!
    Nonostante i problemini che il gioco ha sempre avuto, ho trovato godibilissimo tutto il resto… È impossibile non venire catturati dalle atmosfere e dalle musiche di Valadilene e di tutte le altre cittadine che si toccano lungo il viaggio.
    Syberia è un gioco che mi è rimasto davvero nel cuore!

    1. Sono contenta di sapere che anche tu hai perdonato i difetti della trilogia e sono d’accordo con te nel dire che, nonostante tutto, questo gioco ha un grande fascino 🙂

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