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Eleanor Oliphan sta benissimo, di Gail Honeymoon: il lento percorso verso la comprensione di sé

Eleanor Oliphant sta benissimo, romanzo scritto da Gail Honeyman, ha spopolato sui social diventando un vero e proprio caso editoriale. La storia di questa protagonista complessa ha commosso il web e conquistato i feed, e chi sono io per non lasciarmi influenzare?

Approfittando di questo titolo nella libreria della Otter Half mi sono cimentata in una lettura molto particolare, la cui direzione è inizialmente difficile da prevedere, ma che nel corso della lettura mi ha premiata con una solida scrittura e una buona caratterizzazione dei personaggi.

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Serie Tv

NOS4A2: la serie horror Prime tratta dal romanzo di Joe Hill

Vi ho già parlato qui (aprite il link, su, non siate timidi) di quanto io abbia amato il romanzo NOS4A2 di Joe Hill, per le sue atmosfere profondamente inquietanti e per l’eccellente costruzione di personaggi positivi e negativi. L’utilizzo di due diversi tipi di villain (il galante e malvagio Charlie Manx e il distruttivo Bing) e la creazione di un’anti-eroina per contrastarli ha fatto sì che la storia fosse credibile anche nelle sue componenti soprannaturali e lo scontro tra Bene e Male mi ha tenuto incollata al mio reader per gran parte delle mie giornate.

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Libri

Tra innocenza e maturità: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Si sale di livello ragazzi. Siamo di nuovo qui per parlare di Harry Potter. Ormai sembra quasi di gestire una rubrica dedicata.
La mia ritrovata passione per la lettura mi ha portata a terminare un altro volume di questa serie stupenda che da poco ha compiuto vent’anni e che su blog, forum e siti vari sta avendo nuovamente un enorme successo. Sembra che tutti vogliano rileggerla e parlare della propria esperienza personale con il capolavoro in sette volumi di J. K. Rowling, donandogli il giusto riconoscimento, e io non sono da meno.

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Libri

Il cancello del crepuscolo: una storia di amore e persecuzione, con troppa poca anima

Non ho mai letto nulla di Jeanette Winterson, ma conoscono persone che me ne hanno parlato con grande ammirazione. Dopo aver scoperto di possedere qualcuno dei suoi libri, ho deciso di cogliere il suggerimento e di iniziarne uno, facendomi ispirare dalla prima trama interessante.

La mia scelta è ricaduta su Il cancello del crepuscolo, lettura poco impegnativa date le 150 pagine in tutto. Mi è sembrato un buon modo per affrontare per la prima volta questa autrice, senza correre il rischio di impelagarmi in una lettura complessa.

Quella che pensavo essere un’esperienza piacevole, rafforzata dalla tematica trattata (la caccia alle streghe nell’Inghilterra del 1600, troppo forte!), si è rivelata in realtà qualcosa di assai poco stimolante. Conscia del fatto che la Winterson sa fare molto meglio, non mi lascerò traviare da un unico romanzo poco soddisfacente e quando mi tornerà la voglia di conoscere l’autrice mi rivolgerò a qualcosa di diverso.

Trama

Siamo nell’Inghilterra del 17° secolo e il Re Giacomo si prepara ad affrontare le conseguenze della Congiura delle Polveri, combattendo il Papato e il Cattolicesimo. Un’altra minaccia deve però essere fermata, quella che coinvolge una serie di donne che pare si riuniscano nella foresta di Pendle: la stregoneria.

Basta davvero poco per scatenare i sospetti e tra coloro che vengono tacciati di essere in combutta con il Demonio c’è anche Alice Nutter, donna facoltosa e molto influente. La sua indipendenza non è però vista di buon occhio dal re.

Recensione

Un’ottima premessa, questa trama, soprattutto per me che sono sempre stata affascinata dalla magia e dalla reale storia che l’ha caratterizzata nel corso dei secoli. La caccia alle streghe è una macchia nel passato degli esseri umani, una vergogna che non potrà mai essere dimenticata, ma di cui molti hanno tentato di parlare in modo più o meno efficace, donando voce a chi è stato vittima delle persecuzioni.

La fama di narratrice di Jeanette Winterson mi aveva convinto che questo potesse essere un buon esempio di storia legata alla stregoneria, ma nel corso della lettura ho capito che l’approccio alla tematica non era quello che speravo.

Nel romanzo Il cancello del crepuscolo la Stregoneria viene affrontata come se fosse una minaccia realmente esistente e non solo un semplice capro espiatorio per i diversi mali che colpiscono il Paese.

La base su cui Jeanette Winterson parte per raccontare la sua storia è sicuramente una fonte documentale, da lei accuratamente studiata e ispirata a un reale evento storico: il processo del Lancashire, avvenuto nel 1612.

Il riferimento preciso a questo accadimento rende Jeanette Winterson un’autrice capace di documentarsi in modo eccellente e di trasformare la realtà storica in una narrazione cruda e angosciante. Si ha tuttavia l’impressione – e forse la responsabilità va attribuita anche alla scelta di ispirarsi a fatti realmente avvenuti – di essere di fronte a qualcosa di sterile, a un racconto che fiorisce dai veri eventi, ma che non sembra aggiungere molto, soprattutto a livello emotivo.

Chiaramente siamo di fronte a una rielaborazione romanzata delle fonti, eseguita con grande precisione, ma nonostante l’autrice sfrutti la sua fantasia per enfatizzare la componente magica, il risultato è un testo un po’ troppo didascalico.

Gli avvenimenti vengono presentati come se venissero semplicemente raccontati con uno stile eccessivamente freddo e una grave mancanza colpisce anche un altro importante elemento di tutto il romanzo: i personaggi. La loro caratterizzazione è pallida e sembra svilupparsi davvero poco nel corso della narrazione, tanto che Jeanette Winterson ci presenta il loro passato soprattutto dicendoci cos’hanno fatto prima di entrare in scena, come in una sorta di copione teatrale.

La narrazione in questo modo risulta meno credibile e ancora troppo legata alle fonti da cui l’autrice ha tratto ispirazione. Di conseguenza ne risente la componente sentimentale, la vera umanità di figure che non riescono ad andare oltre alla loro natura di personaggio. Ho trovato difficile affezionarmi a qualcuno e perfino la protagonista mi è parsa quasi schematica, di scarso impatto.

Credo che questa sorta di difetti siano una pecca enorme in un romanzo che, forte di un argomento così struggente, potrebbe fare dell’intensità delle emozioni il suo più grande punto di forza.

Con questo non voglio dire che di sentimenti non ce ne sia traccia. Si respira in modo credibile un’atmosfera angosciante, causata dal clima di terrore che caratterizzava l’Inghilterra di quel secolo e la Winterson riesce a gestire davvero bene le scene di tortura, con una sorta di scrittura clinica che trasforma la freddezza stilistica in immagini cruente.

Molto forte è anche la componente romantica, dovuta ai diversi amori di Alice Nutter, nella sua giovinezza e nel presente. Tuttavia presentare scene in cui l’amore viene descritto, non risulta sufficiente a rendere davvero credibili questi sentimenti, tanto che la loro presenza o la loro assenza, mi sono risultate del tutto indifferenti.

Non nego la presenza di punti positivi, dovuti a una scrittura che, come ho detto sopra, riesce a sfruttare alla perfezione la sua semplicità e il suo apparente distacco per far sì che il coinvolgimento del lettore sia più diretto e privo di mediazioni. Ma un distacco troppo prolungato per tutta la durata della narrazione mi ha reso insensibile agli eventi della storia e al destino di tutti i suoi personaggi.

Ci sono cose che vanno mostrate, più che descritte, in modo da far percepire al lettore lo stesso sgomento delle vittime, la stessa ferocia dei carnefici. In modo da far respirare lo stesso terrore, gli stessi sospetti, lo stesso innamoramento. Senza questi requisiti, per me importanti, un romanzo è solo una cronaca e Il cancello del crepuscolo non ha saputo essere di più, per me.

Questo è solo un mio parere, ovviamente, e sono sicura che il fatto che io non abbia compreso gli intenti del romanzo sia dovuto a un legame che è venuto a mancare tra me e il testo. Molti lettori (ho spulciato un po’ di recensioni online), hanno apprezzato molto più di me questo scritto, mentre altri hanno avuto le mie stesse perplessità.

Consapevole che Il cancello del crepuscolo non sia stata una lettura adatta a me, cercherò una diversa capacità narrativa della Winterson in altri suoi romanzi, sperando di esserne più favorevolmente colpita.

Voto: 2 stelline su 5

Consigliato a chi: ama il tema della stregoneria in ogni sua forma; non pretende una scrittura troppo coinvolgente; apprezza una narrazione asciutta e mediamente distaccata; vuole incontrare qualche personaggio famoso tra una scena e l’altra.

Sconsigliato a chi: crede di trovare una stregoneria di stampo antico e naturalistico; vuole avere a che fare con personaggi ben sviluppati e vividi; è convinto di trovare una storia d’amore LGBT (tematica cara alla Winterson) coi fiocchi; non ha interesse a scoprire i segreti di Alice Nutter.

Serie Animate

Tuca & Bertie: un cartoon dalla comicità adulta, che tra una risata e l’altra tocca tematiche mature

Se anche voi vi sentite un po’ giudicati quando affermate di amare i cartoni animati, se riconoscete il valore artistico e culturale di un cartoon ben fatto, se vi è capitato di sentirvi dire “ah, ma guardi i cartoni? Che bamboccio che sei!”, allora siamo sulla stessa barca.

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Libri

Il dio delle piccole cose: il mondo visto con gli occhi di due bambini, tra dettagli, ricordi e paure

Sono sempre stata un’estimatrice dei dettagli. Non sono quella che si potrebbe dire una persona precisa (anche se le mie fisse di ordine le ho anche io, come tutti), ma nel campo della scrittura e della lettura apprezzo chi sa focalizzarsi sui particolari senza donare pesantezza al testo.
La differenza tra precisione e pedanteria è molto sottile e solo una penna davvero capace sa modulare le parole in modo da trasformare i dettagli in immagini evocative. La penna che potrei assumere come esempio perfetto di questo talento è quella di Arundhati Roy, scrittrice indiana che ha fatto del dettaglio una sorta di manifesto stilistico e filosofico nel suo romanzo del 1997, vincitore del Booker Prize: Il dio delle piccole cose.

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Videogiochi

Life is Strange: before the storm. Gli ingredienti vincenti del primo capitolo, amplificati in un prequel che lo superano

Non molto tempo fa ho postato qui sul blog la recensione di Life is Strange, avventura grafica prodotta da Don’t Nod Entertainment e pubblicata dalla Square Enix.
Il titolo che ha seguito il successo di Life is Strange non è stato, inaspettatamente, il suo sequel, ma un prequel che mirava a esplorare la vita di Chloe Price dopo la separazione dalla migliore amica Max.
Dopo essermi abituata così tanto al rapporto tra le due protagoniste nel primo titolo da me giocato, ho trovato molto difficile abituarmi all’idea di perdere quel prezioso sodalizio, in favore di qualcosa di nuovo e sicuramente diverso. Ho però voluto tentare e mi sono dovuta ricredere: Life is Strange: Before the Storm è infatti valido tanto quanto la sua matrice… se non di più!

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Videogiochi

Life is Strange: il peso della nostalgia e della responsabilità

Dopo la recensione di Gone Home e Syberia potrebbe essersi un po’ capito che le avventure grafiche mi piacciono, soprattutto quelle Indie che a prima vista sembrano essere state sviluppate con un basso budget, ma che poi tirano tante di quelle coltellate al cuore che ne basta la metà.
Sempre per la serie “promesso, stavolta non piango”, oggi vorrei parlare di un’avventura grafica che ha fatto parlare moltissimo di sé durante gli anni scorsi e che ha riconquistato i fan con un prequel altrettanto potente (se non di più). Continue reading “Life is Strange: il peso della nostalgia e della responsabilità”

Serie Tv

Quando è l’abito a fare il monaco: natura, progresso e meraviglie grafiche in Love, Death & Robots

Man mano che le serie tv diventano sempre di più il mio pane quotidiano mi rendo conto di quanto ultimamente io sia affezionata alle storie che si concludono in una o massimo due stagioni. Con ciò non voglio togliere nulla ai prodotti più longevi (ricordo che sono una grande fan di Once Upon a Time, Rizzoli & Isles, Friends e un sacco di altre sit-com parecchio durature), ma in alcuni casi è bello sapere che una trama ben riuscita non venga tirata troppo per le lunghe, col rischio di rovinarla con scelte stupide. Molto semplicemente, ci sono serie tv che sono portate per allietarci per anni e anni e altre che meritano una fine dignitosa dopo una sola stagione. Continue reading “Quando è l’abito a fare il monaco: natura, progresso e meraviglie grafiche in Love, Death & Robots”

Libri

Abbaiare stanca, di Daniel Pennac: un insegnamento profondo per grandi e piccoli

Qualunque storia abbia come protagonisti dei cani mi fa piangere come un’indemoniata, non so cosa farci. Sarà che ho sempre avuto cani, che li ho sempre considerati come creature speciali, un po’ stupidoni magari, ma dall’animo puro e capaci di grandi cose. Sono considerazioni banali forse, un po’ mainstream, ma non lo dico per suonare popolare. Per tre volte ho avuto l’onore di constatare di persona che i cani sono davvero così, capaci di vivere ogni istante come se fosse una scoperta meravigliosa, di trasformare anche il dettaglio più banale in un gioco e di donare amore anche a chi lo merita ben poco.

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