Serie Tv

NOS4A2: la serie horror Prime tratta dal romanzo di Joe Hill

Vi ho già parlato qui (aprite il link, su, non siate timidi) di quanto io abbia amato il romanzo NOS4A2 di Joe Hill, per le sue atmosfere profondamente inquietanti e per l’eccellente costruzione di personaggi positivi e negativi. L’utilizzo di due diversi tipi di villain (il galante e malvagio Charlie Manx e il distruttivo Bing) e la creazione di un’anti-eroina per contrastarli ha fatto sì che la storia fosse credibile anche nelle sue componenti soprannaturali e lo scontro tra Bene e Male mi ha tenuto incollata al mio reader per gran parte delle mie giornate.

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Libri

NOS4A2 di Joe Hill: a Natale è meglio non essere bambini buoni…

Il talento è ereditario? Beh, analizzando la mia situazione mi verrebbe da pensare di no. Ho visto mia madre dipingere bellissimi paesaggi senza troppo sforzo o dedicarsi con naturalezza a qualche piccolo lavoro di bricolage creativo, mentre io prendo in mano il martello solo per distruggere qualcosa e i disegni che faccio mancano evidentemente delle basi del disegno.
Ci sono però dei casi che testimoniano una chiara influenza genitoriale nella propria creatività, come accade con Joe Hill, figlio del re dell’horror, Stephen King.

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Libri

Il cancello del crepuscolo: una storia di amore e persecuzione, con troppa poca anima

Non ho mai letto nulla di Jeanette Winterson, ma conoscono persone che me ne hanno parlato con grande ammirazione. Dopo aver scoperto di possedere qualcuno dei suoi libri, ho deciso di cogliere il suggerimento e di iniziarne uno, facendomi ispirare dalla prima trama interessante.

La mia scelta è ricaduta su Il cancello del crepuscolo, lettura poco impegnativa date le 150 pagine in tutto. Mi è sembrato un buon modo per affrontare per la prima volta questa autrice, senza correre il rischio di impelagarmi in una lettura complessa.

Quella che pensavo essere un’esperienza piacevole, rafforzata dalla tematica trattata (la caccia alle streghe nell’Inghilterra del 1600, troppo forte!), si è rivelata in realtà qualcosa di assai poco stimolante. Conscia del fatto che la Winterson sa fare molto meglio, non mi lascerò traviare da un unico romanzo poco soddisfacente e quando mi tornerà la voglia di conoscere l’autrice mi rivolgerò a qualcosa di diverso.

Trama

Siamo nell’Inghilterra del 17° secolo e il Re Giacomo si prepara ad affrontare le conseguenze della Congiura delle Polveri, combattendo il Papato e il Cattolicesimo. Un’altra minaccia deve però essere fermata, quella che coinvolge una serie di donne che pare si riuniscano nella foresta di Pendle: la stregoneria.

Basta davvero poco per scatenare i sospetti e tra coloro che vengono tacciati di essere in combutta con il Demonio c’è anche Alice Nutter, donna facoltosa e molto influente. La sua indipendenza non è però vista di buon occhio dal re.

Recensione

Un’ottima premessa, questa trama, soprattutto per me che sono sempre stata affascinata dalla magia e dalla reale storia che l’ha caratterizzata nel corso dei secoli. La caccia alle streghe è una macchia nel passato degli esseri umani, una vergogna che non potrà mai essere dimenticata, ma di cui molti hanno tentato di parlare in modo più o meno efficace, donando voce a chi è stato vittima delle persecuzioni.

La fama di narratrice di Jeanette Winterson mi aveva convinto che questo potesse essere un buon esempio di storia legata alla stregoneria, ma nel corso della lettura ho capito che l’approccio alla tematica non era quello che speravo.

Nel romanzo Il cancello del crepuscolo la Stregoneria viene affrontata come se fosse una minaccia realmente esistente e non solo un semplice capro espiatorio per i diversi mali che colpiscono il Paese.

La base su cui Jeanette Winterson parte per raccontare la sua storia è sicuramente una fonte documentale, da lei accuratamente studiata e ispirata a un reale evento storico: il processo del Lancashire, avvenuto nel 1612.

Il riferimento preciso a questo accadimento rende Jeanette Winterson un’autrice capace di documentarsi in modo eccellente e di trasformare la realtà storica in una narrazione cruda e angosciante. Si ha tuttavia l’impressione – e forse la responsabilità va attribuita anche alla scelta di ispirarsi a fatti realmente avvenuti – di essere di fronte a qualcosa di sterile, a un racconto che fiorisce dai veri eventi, ma che non sembra aggiungere molto, soprattutto a livello emotivo.

Chiaramente siamo di fronte a una rielaborazione romanzata delle fonti, eseguita con grande precisione, ma nonostante l’autrice sfrutti la sua fantasia per enfatizzare la componente magica, il risultato è un testo un po’ troppo didascalico.

Gli avvenimenti vengono presentati come se venissero semplicemente raccontati con uno stile eccessivamente freddo e una grave mancanza colpisce anche un altro importante elemento di tutto il romanzo: i personaggi. La loro caratterizzazione è pallida e sembra svilupparsi davvero poco nel corso della narrazione, tanto che Jeanette Winterson ci presenta il loro passato soprattutto dicendoci cos’hanno fatto prima di entrare in scena, come in una sorta di copione teatrale.

La narrazione in questo modo risulta meno credibile e ancora troppo legata alle fonti da cui l’autrice ha tratto ispirazione. Di conseguenza ne risente la componente sentimentale, la vera umanità di figure che non riescono ad andare oltre alla loro natura di personaggio. Ho trovato difficile affezionarmi a qualcuno e perfino la protagonista mi è parsa quasi schematica, di scarso impatto.

Credo che questa sorta di difetti siano una pecca enorme in un romanzo che, forte di un argomento così struggente, potrebbe fare dell’intensità delle emozioni il suo più grande punto di forza.

Con questo non voglio dire che di sentimenti non ce ne sia traccia. Si respira in modo credibile un’atmosfera angosciante, causata dal clima di terrore che caratterizzava l’Inghilterra di quel secolo e la Winterson riesce a gestire davvero bene le scene di tortura, con una sorta di scrittura clinica che trasforma la freddezza stilistica in immagini cruente.

Molto forte è anche la componente romantica, dovuta ai diversi amori di Alice Nutter, nella sua giovinezza e nel presente. Tuttavia presentare scene in cui l’amore viene descritto, non risulta sufficiente a rendere davvero credibili questi sentimenti, tanto che la loro presenza o la loro assenza, mi sono risultate del tutto indifferenti.

Non nego la presenza di punti positivi, dovuti a una scrittura che, come ho detto sopra, riesce a sfruttare alla perfezione la sua semplicità e il suo apparente distacco per far sì che il coinvolgimento del lettore sia più diretto e privo di mediazioni. Ma un distacco troppo prolungato per tutta la durata della narrazione mi ha reso insensibile agli eventi della storia e al destino di tutti i suoi personaggi.

Ci sono cose che vanno mostrate, più che descritte, in modo da far percepire al lettore lo stesso sgomento delle vittime, la stessa ferocia dei carnefici. In modo da far respirare lo stesso terrore, gli stessi sospetti, lo stesso innamoramento. Senza questi requisiti, per me importanti, un romanzo è solo una cronaca e Il cancello del crepuscolo non ha saputo essere di più, per me.

Questo è solo un mio parere, ovviamente, e sono sicura che il fatto che io non abbia compreso gli intenti del romanzo sia dovuto a un legame che è venuto a mancare tra me e il testo. Molti lettori (ho spulciato un po’ di recensioni online), hanno apprezzato molto più di me questo scritto, mentre altri hanno avuto le mie stesse perplessità.

Consapevole che Il cancello del crepuscolo non sia stata una lettura adatta a me, cercherò una diversa capacità narrativa della Winterson in altri suoi romanzi, sperando di esserne più favorevolmente colpita.

Voto: 2 stelline su 5

Consigliato a chi: ama il tema della stregoneria in ogni sua forma; non pretende una scrittura troppo coinvolgente; apprezza una narrazione asciutta e mediamente distaccata; vuole incontrare qualche personaggio famoso tra una scena e l’altra.

Sconsigliato a chi: crede di trovare una stregoneria di stampo antico e naturalistico; vuole avere a che fare con personaggi ben sviluppati e vividi; è convinto di trovare una storia d’amore LGBT (tematica cara alla Winterson) coi fiocchi; non ha interesse a scoprire i segreti di Alice Nutter.

Serie Tv

Quando è l’abito a fare il monaco: natura, progresso e meraviglie grafiche in Love, Death & Robots

Man mano che le serie tv diventano sempre di più il mio pane quotidiano mi rendo conto di quanto ultimamente io sia affezionata alle storie che si concludono in una o massimo due stagioni. Con ciò non voglio togliere nulla ai prodotti più longevi (ricordo che sono una grande fan di Once Upon a Time, Rizzoli & Isles, Friends e un sacco di altre sit-com parecchio durature), ma in alcuni casi è bello sapere che una trama ben riuscita non venga tirata troppo per le lunghe, col rischio di rovinarla con scelte stupide. Molto semplicemente, ci sono serie tv che sono portate per allietarci per anni e anni e altre che meritano una fine dignitosa dopo una sola stagione. Continue reading “Quando è l’abito a fare il monaco: natura, progresso e meraviglie grafiche in Love, Death & Robots”

Libri

Morte malinconica del bambino Ostrica, di Tim Burton: una sfilata macabra di figure grottesche

Potreste trovarlo in biblioteca o in libreria e farvi affascinare dalla tenera immagine di copertina, quella di un bambinetto un po’ particolare, con un grande guscio di ostrica in testa e quel sorriso sereno sul visetto.
In realtà (ma forse lo si capisce anche dalla sua particolare paternità) Morte malinconica del bambino ostrica non è un libro per bambini, o almeno non solo e non per tutti. Non lasciatevi dunque ingannare dal primo impatto e preparatevi ad affrontare un breve, bizzarro, grottesco viaggio nella mente di uno dei più grandi rappresentanti del gotico moderno: Tim Burton.

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Serie Tv

Santa Clarita Diet: il cannibalismo secondo mamma

Vi siete mai trovati nelle condizioni di sfogliare il catalogo Netflix alla ricerca di qualcosa di nuovo? Non di necessariamente appena uscito, ma qualcosa di inusuale e sconvolgente? Sono sicura che vi è capitato più volte e che come me impiegate almeno mezz’ora per scegliere a quale titolo concedere una chance. Questa recensione è diretta proprio alle persone come me e come voi, che sentono il bisogno di una ventata di aria fresca.

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Serie Tv

Lore: ogni leggenda ha un fondo di verità

Storie intorno al fuoco, parole sussurrate… a chi non piacciono i brividi di una bella storia dell’orrore? Ci sono però alcune leggende che non sono solo finzione, ma che nascondono tra particolari esagerati e un tono tenebroso un fondo di verità. D’altronde è proprio questo che rappresenta il folclore, un’insieme di tradizioni culturali tra cui anche miti e leggende soprannaturali, che nascono e si sviluppano da una situazione storica reale. Continue reading “Lore: ogni leggenda ha un fondo di verità”

Le listarelle

Ho-Ho-Ho! Merry Streaming! 5 serie tv da vedere nel periodo natalizio

Una delle mie solite capatine al discount si è conclusa con me che rientro a casa con un mucchio di decorazioni natalizie tra le braccia, manco fossero una sposa che varca la soglia dopo le nozze. Tra palline per l’albero dall’aria tutt’altro che solida, finti rami di pino glitterati che perdono brillantini solo a guardarli e pendenti shabby-chic che non so dove mettere, non ho potuto fare a meno di pensare che in questo periodo l’atmosfera è tutto. Cosa sarebbe il Natale senza questo ciarpame colorato? Cosa sarebbe senza rotoli e rotoli di lucine messi anche attorno alla tavoletta del water? E cosa sarebbe il Natale senza delle belle serie tv con cui accompagnare una serata rilassante sul divano?

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Serie Tv

Le terrificanti avventure di Sabrina: una nuova veste horror e femminista per questa teen series anni ‘90

Sembra strano, ma non ricordo esattamente quando Sabrina vita da strega è entrato nella mia vita. Nonostante io avessi cinque anni quando è andato in onda per la prima volta mi sembra di non averne mai visto una puntata almeno fino alle medie, quando ho cominciato ad avvicinarmi ai prodotti che non fossero esclusivamente i cartoni animati o le cose che subivo passivamente a causa dei gusti televisivi dei miei. Erano gli anni delle prime cotte, dei primi veri drammi adolescenziali, per questo assistere alle avventure scolastiche e relazionali di Sabrina mi sembrava sia divertente che accurato.

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Serie Tv

Creeped Out: i Piccoli Brividi sbarcano nel mondo moderno

Come essere umano ci sono varie cose che rimpiango, come lettrice anche. Una di queste potrebbe suonarvi completamente random, ma per me ha un significato importante. Non ridete dai, è una cosa seria. Rimpiango di non aver divorato tutta la serie di Piccoli Brividi.
Quando io ero piccola erano un vero e proprio must, scritti in modo semplice ma molto evocativo da R. L. Stine e capaci a modo loro di mettere una fifa blu con storie di gnomi da giardino che prendono vita, bambole animate e indemoniate (tipo Chucky), vicini un po’ particolari e chi più ne ha più ne metta.

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