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Creeped Out: i Piccoli Brividi sbarcano nel mondo moderno

Come essere umano ci sono varie cose che rimpiango, come lettrice anche. Una di queste potrebbe suonarvi completamente random, ma per me ha un significato importante. Non ridete dai, è una cosa seria. Rimpiango di non aver divorato tutta la serie di Piccoli Brividi.
Quando io ero piccola erano un vero e proprio must, scritti in modo semplice ma molto evocativo da R. L. Stine e capaci a modo loro di mettere una fifa blu con storie di gnomi da giardino che prendono vita, bambole animate e indemoniate (tipo Chucky), vicini un po’ particolari e chi più ne ha più ne metta.

Per una lontrina timida e impaurita come me erano L’esorcista in formato tascabile.
Ciò che rimpiango è una loro fruizione superficiale da parte mia, una lettura approssimativa che ha coinvolto solo due o tre volumi e che si sarebbe potuta sviluppare in modo molto più approfondito se solo mi ci fossi impegnata di più. Ma poi ve li ricordate gli adesivi all’ultima pagina? Valeva la pena di comprare i libri anche solo per quelli.
Potreste pensare “vabbè, ma che ti importa? Se proprio provi nostalgia dei tempi andati puoi sempre leggerli ora”. Potrei farlo, non tentatemi, ma volete mettere la bellezza di leggere dei libri horror per ragazzi quando si è dell’età giusta? Gli orrori descritti da Stine erano adeguati all’infanzia, erano paure istintive di ogni bambino e se letti a quasi trent’anni non penso possano avere lo stesso effetto. Rimpiango dunque di essermi persa le emozioni forti e autentiche di quel mondo e temo di non poterle recuperare più.
In attesa di trovare il tempo per fare un mega recuperone di questa famosa collana, mi sono imbattuta in un prodotto che mi è parso subito piuttosto simile. Si tratta della serie tv Creeped Out – Racconti di paura, che Netflix mi ha sbattuto in faccia nei giorni vicini ad Halloween come a dire “ehi tu, nostalgica degli anni ‘90. Tieni un po’!”.
Non gli avrei dato una lira, ma devo dire di esserne rimasta piacevolmente sorpresa e – dopo una maratona di parecchi episodi in casa da sola – mi ha anche un po’ inquietata.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Essendo una serie tv antologica, non esiste una trama unica, ma ogni episodio narra una diversa storia. Avventure horror e fantascientifiche in cui dei giovani ragazzi vengono coinvolti sono il tema di base della serie, che presenta però un filo conduttore. All’inizio e alla fine di ogni puntata ci viene presentato un personaggio inquietante, forse il vero protagonista di ogni vicenda: si tratta di The Curious, una figura mascherata dal sinistro sorriso, che fischietta in modo abbastanza preoccupante e che raccoglie ogni storia raccontata negli episodi. Sarà pure uno show per ragazzi, ma io ‘sto curioso non lo vorrei mai incontrare.

Recensione

Creeped Out – Racconti di paura, è stata prodotta tra Regno Unito e Canada nel 2017, ma solo nel 2018 è sbarcata in Italia grazie alla piattaforma Netflix, dispensatrice di serie tv di cui diventare dipendenti.
Sebbene si veda fin da subito quale sia l’intento degli ideatori Bede Blake e Robert Butler, e dei registi Steve Hughes e Bruce McDonald, ossia inquietare un target piuttosto giovane, questa serie non va sottovalutata. A tempo perso può essere infatti un buon prodotto. Mi ha tenuto compagnia in un paio di occasioni.
Appena iniziata ho notato due analogie con serie tv di successo: la prima l’ho già detta ed è la più evidente. Dalla serie di libri di R. L. Stine, Piccoli Brividi, è stato tratto un telefilm antologico omonimo, ormai nel lontano 1995, che è l’evidente ispirazione per Creeped Out. L’altra serie è Black Mirror, meraviglia antologica di fantascienza, che spesso lascia l’amaro in bocca.
Creeped Out è in grado di riprodurre l’inquietudine di Piccoli Brividi, aggiungendo un tocco moderno che di questi tempi è fondamentale per interessare ai ragazzi. I riferimenti alla tecnologia e all’evasione dei giovani protagonisti dalla realtà sono i due temi chiave, che rendono la serie vagamente simile anche a Black Mirror. Di quest’ultimo Creeped Out riprende anche quel senso di malinconia e solitudine di fronte a un mondo ormai digitalizzato, che sembra prevalere sui rapporti umani e i finali spesso poco positivi. Un simile elemento si lega strettamente alla morale di Creeped Out che non può mancare, essendo esso un prodotto per ragazzi. Manifestandosi facilmente senza troppi giri di parole e attraverso avventure horror e fantascientifiche sempre più incalzanti, permette alla serie di svolgere il suo compito principale: educare, oltre che intrattenere.
In questo senso le storie raccontate da Creeped Out e raccolte dal misterioso The Curious si presentano come i film horror più classici, quelli nei quali le cose brutte capitano alle persone cattive o ai “peccatori”, a chi non agiscono positivamente. In Creeped Out i ragazzini che si comportano male ne pagano le conseguenze, mai in modo violento e macabro, ma con dei risvolti decisamente inquietanti. Così la ragazza che passa tutto il suo tempo sui social network piuttosto che con gli amici reali si trova vittima di un cellulare che la spia ogni secondo della sua vita, senza mai lasciarla in pace; quella che si è lamentata così tanto dei genitori rimpiange presto di averlo fatto e così via. La morale risulta anche essere un insegnamento piuttosto amaro quando si nota che non sempre correggere il proprio comportamento e rimediare ai propri errori porta a una risoluzione del problema, proprio come avviene in alcune puntate di Black Mirror. Forse è proprio questa la componente horror che più si fa sentire, l’impossibilità di prevedere come andrà a finire e la probabilità che non ci sia sempre un happy ending. Si abbandona così il territorio della favola per presentare ai ragazzi una realtà comunque fantastica, ma anche minacciosa, che al tempo stesso riesce a portare avanti una sorta di ramanzina sociale e a divertire molto.

In generale Creeped Out – Racconti di paura è un bel prodotto per il target giusto e un passatempo discreto per chi cerca una visione leggera, ma anche vagamente inquietante. Anche se non l’ho amato alla follia e ho spesso sentito il divario generazionale tra me e il pubblico al quale la serie è rivolta, devo dire di averla abbastanza apprezzata. I 13 episodi di circa venti minuti l’uno si divorano molto facilmente e la presenza di storie sempre diverse aiuta lo spettatore a non annoiarsi mai. È un po’ come un pacchetto di patatine: ti gusti un episodio e in poco tempo divori tutta la stagione, in attesa della prossima.

Voto: 3,5 pescetti su 5

Consigliato a chi: apprezza i prodotti un filo fuori target; crede che la propria anziana vicina abbia qualcosa che non va; vuole un distintivo del coraggio; è un nostalgico dei Piccoli Brividi.

Sconsigliato a chi: non sopporta le storie di paura; odia le serie per ragazzi; non si allarma nel vedere un pupazzo parlante; non vuole giocare con Kindlesticks.

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