Due parole su...

Creepypasta: il fenomeno web forma una nuova cultura della paura

Introduzione: la paura come istinto primordiale dell’essere umano

H.P. Lovecraft ha detto che “La più antica e potente emozione umana è la paura”. Non sono un’antropologa, né tanto meno una storica, ma penso che sia una grande verità, non solo perché un’emozione intensa e incontrollabile come la paura è ciò che più ci accomuna ai nostri antichi progenitori, ma anche perché essa è un istinto primordiale.
Non è un caso che molte manifestazioni della paura, tanto nei bambini quanto negli adulti, non abbiano un’apparente motivazione o un senso logico. C’è un motivo particolare per cui dovremmo essere terrorizzati dal buio? Ci è mai capitato davvero qualcosa di tremendo nell’oscurità della nostra camera? Che cosa ci porta a fissare pieni di angoscia un ragnetto aggrappato alla sua ragnatela nell’angolo in alto del bagno? Solo riflettendo attentamente sull’irrazionalità di tali angosce ci viene da pensare che ci sia qualcosa di strano in questi sentimenti comunissimi.Molti studiosi, colti dallo stesso dubbio, hanno scavato più a fondo nella questione e ipotizzato una sorta di “genetica della paura”, un legame profondo con i nostri progenitori che spiegherebbe il motivo per cui proviamo terrore al pensiero di minacce inesistenti o altamente improbabili. Questo gene pazzerello non sarebbe collegato invece a paure scatenate da una brutta esperienza e che dunque dipendono da un trauma piuttosto che da un fattore istintivo.
In un’epoca preistorica in cui il buio celava una reale minaccia, dovuta dalla presenza di belve feroci celate nell’oscurità, o in cui il morso di un ragno o di un serpente poteva portare alla morte, questi soggetti e molti altri rappresentavano un serio pericolo che gli individui fin da piccoli imparavano a temere e a contrastare. Si cresceva sapendo che il fitto del bosco nascondeva guai al calare del sole. L’evoluzione ha fatto il resto, fornendoci la predisposizione per temere le stesse cose, forse perché anche al sicuro della nostra casa l’oscurità è fonte di pericoli? No, piuttosto perché il nostro DNA ha conservato informazioni genetiche che ci fanno comportare come l’uomo di milioni di anni fa.

Continua Lovecraft dicendo che “la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”. Sappiamo che dietro la porta, nel buio, non si nasconde niente, ma ne siamo sicuri? Senza la luce del sole o di una lampada a rischiarare quel punto, siamo davvero certi che l’oscurità non avvolga un terribile pericolo? Il senso di incertezza e di impotenza di fronte a una tale possibilità porta il nostro subconscio a trasmettere paura. L’istinto ci porta anche a provare paura nei confronti di qualunque cosa ci trasmetta l’idea di “diverso”, proprio perché ciò che non si riesce a conoscere e a etichettare non fornisce nessuna chiave di lettura per proteggerci. Ecco perché non temiamo solo la possibilità di un pericolo (seppure improbabile), ma anche di personaggi di fantasia che sappiamo non essere reali, ma che da decenni, se non addirittura da secoli, terrorizzano l’uomo.
Partendo da queste riflessioni (perché pensare al senso della vita è passato di moda), ho erroneamente reputato una buona idea imbarcarmi in questo articolo, analizzando (per quanto sia possibile in poche pagine) la recente evoluzione della “cultura della paura” rappresentata dai Creepypasta. Questi ultimi, racconti horror nati sul web, sono entrati con tanta forza nell’immaginario collettivo dei giovani da dare vita ai nuovi “spauracchi” del ventunesimo secolo, in grado di dare una svolta alla secolare cultura della paura e soppiantare la figura storia dell’Uomo Nero”.

Creepypasta: il fenomeno web dai connotati fortemente culturali

Chi ha vissuto il grande periodo d’oro dei film horror degli anni ‘80, o come me ha conosciuto i cult degli anni ‘90/2000 potrebbe non avere la minima idea di cosa sia un Creepypasta (o una Creepypasta). Niente paura, questi prodotti della rete sono solitamente più noti presso gli utenti più giovani, la generazione che più di tutte ha fatto di internet un mezzo per comunicare, socializzare e sviluppare la propria creatività. È più probabile che vi suonino più familiari fenomeni come Freddie Krueger, Chucky, It, o quell’amabile di una Samara, oppure le leggende metropolitane che andavano tanto di moda quando io ero una ragazzina.
I Creepypasta sono l’esempio più lampante del fatto che i tempi cambiano, e con essi la “cultura della paura”. Così come le leggende metropolitane nascevano come piccoli racconti attorno al fuoco e si diffondevano – acquistando una sorta di veridicità – presso i membri della comunità, allo stesso modo anche i Creepypasta fanno della brevità e della ripetitività il loro marchio di fabbrica, nonché la caratteristica che li rende così famosi e apprezzati. La forma breve e lo stile talvolta un po’ ingenuo non fanno altro che aggiungere fascino ed efficacia alle narrazioni, che risultano spesso incisive e terrificanti. Bastano davvero poche righe per far percepire al lettore il senso di tensione e di minaccia che vivono i protagonisti, o meglio le vittime, di queste storie.
Il termine “creepypasta”, così bizzarro ma al tempo stesso evocativo, è una distorsione di copy and paste, ossia “copia e incolla”, che indica esattamente il metodo di condivisione di questi racconti. Essi nascono sul web dal talento e dalla creatività degli utenti, che a volte si firmano e altre volte preferiscono rimanere anonimi, e che si diffondono in rete tramite la copia da parte di altri utenti su altri siti e forum. La circolazione di tali leggende dell’era moderna è tanto ampia da far perdere spesso di vista la loro origine e la loro appartenenza culturale. 4Chan, Reddit e Youtube sono le fonti più fornite e i luoghi ideali per iniziare a informarsi sul genere, ma non date un’occhiata se non siete pronti a immergervi in un mondo cupo, disturbato e terrificante. Io ci sono entrata, ne sono rimasta turbata e non sono più stata in grado di farne a meno, proprio come i ragazzini che si spaventano nel guardare film horror ma che non possono rinunciare al genere.
Non ho mai dato un grande peso culturale ai Creepypasta, considerandoli solamente un fenomeno mediatico di grande risonanza, ma destinato a morire nel giro di qualche anno. Fino a che una sera, parlando con un cuginetto di dieci anni non ho avuto uno spunto diverso, che ha dato il via a una riflessione inaspettata. Parlando della bambola posseduta Annabelle, protagonista dell’omonimo film, e discutendo della sua reale esistenza, si è finiti non so come a parlare dell’Uomo Nero e della paura che da piccola provavo solo a pensare che potesse esistere davvero e rapirmi per farmi a pezzi. Mio cugino ha annuito riflessivo e poi ha detto.

“Ti capisco, anche io ho paura dello Slender Man”.

I personaggi dei Creepypasta come i nuovi spauracchi per ragazzini?

Viene definito “spauracchio” un fantoccio incaricato di spaventare gli uccelli molesti nei campi, per proteggere le coltivazioni. In poche parole, uno spaventapasseri. Culturalmente parlando si ha a che fare con uno spauracchio quando si vuole descrivere una situazione o un personaggio che è entrato nell’immaginario collettivo da molto tempo, finendo per rappresentare qualcosa da temere e da evitare. L’Uomo Nero – che in gran parte d’Italia si dice Babau, che viene detto Boogey Man in America e nei paesi anglosassoni e che viene chiamato El Coco nei Paesi ispanici – è proprio uno spauracchio, qualcosa di cui i genitori parlano ai figli per convincerli a comportarsi bene “altrimenti viene l’Uomo Nero!”. Pare che esista da molto tempo, forse addirittura da secoli, come demone o personaggio del terrore che rappresenta la paura, il buio, l’incubo e l’ignoto. Ha ispirato film e altri personaggi horror (Freddy Krueger nella saga di Nightmare ne è un esempio) ed è in questo modo entrato nell’immaginario collettivo fino ai giorni nostri, andando ad aggiungere un tassello alla “cultura della paura” di cui parlavo poco fa.
Il Babau viene individuato come pericolo e minaccia da instillare fin dalla tenera età, un po’ perché una carta vincente da giocare alla bisogna ogni volta che il piccolo fa capricci o non si comporta bene, un po’ perché istintivamente è compito dei genitori istruire i figli a non fidarsi di ciò che è sconosciuto, a non avventurarsi in zone ignote, a non fidarsi degli estranei. La sua esistenza dipende certamente da racconti tramandati oralmente da tempi immemori e ha avuto tanta risonanza sulla popolazione perché quando si è formata nella cultura una simile figura, i metodi utilizzati per diffonderne la conoscenza erano efficaci, immediati e attuali.

Negli anni ‘70, ’80 e ‘90 esisteva un mezzo ancora più efficace per tramandare nozioni, leggende e soprattutto personaggi horror: il cinema. Analizzando il fenomeno con un po’ più di attenzione viene certamente da pensare che alcuni personaggi siano entrati con forza (e con non pochi traumi) nell’immaginario collettivo dei ragazzi che sono cresciuti durante l’uscita al cinema dei grandi titoli della storia dei film horror. Anche questi strani figuri, come l’Uomo Nero, avevano un significato simbolico preciso che si legava all’istinto primordiale di sopravvivenza: non fidarsi mai degli sconosciuti; comportarsi bene all’interno della comunità; agire in modo sensato e consapevole di fronte ad eventuali pericoli; evitare di andare a cercarsele richiamando qualche spirito incavolato.
Molti bambini hanno avuto il terrore di uscire da soli dopo il calare del sole, negli anni ‘80, dopo che It (il pagliaccio nato dalla penna di Stephen King che rapiva e divorava i bambini) è diventato un’icona horror. Molti ragazzi temevano il buio, sopraffatti dall’ansia che un uomo con la maschera (Jason Voorhees di Venerdì 13 o Michael Myers di Halloween) li facesse fuori con un coltello, un machete o una motosega. Io giuro che non ho dormito per due notti dopo aver visto metà (solo metà, porca miseria!) di The Grudge, perché non smettevo di immaginare una donna dai lunghi capelli neri raggiungere il mio letto strisciando tutta storta. Alla base dei nuovi spauracchi c’era l’enorme diffusione presso una generazione precisa.

Si potrebbe pensare che la paura come fenomeno culturale non cambi mai nel tempo, proprio perché i suoi scopi e le sue modalità sono solitamente sempre le stesse. In realtà nonostante alcune caratteristiche principali tendenzialmente immutate, la paura evolve nel tempo proprio come evolvono l’uomo e la società in cui egli vive. La varietà di leggende e di personaggi ne è la prova.
I Creepypasta non sono altro che l’ultima, a parer mio meravigliosa, manifestazione di questa cultura della paura e della nascita assolutamente spontanea e non pianificata, dei nuovi spauracchi del ventunesimo secolo. La particolarità sta proprio nell’immediatezza di ogni racconto, della tendenziale brevità dei racconti e nella mancanza di una volontà di fama imperitura che invece cercano i creatori dei grandi film horror. Nonostante queste premesse, il genere ha spopolato e i personaggi più famosi che ne sono emersi ora sono i nuovi It della situazione. Non è cosa da tutti rubare la scena all’Uomo Nero.

Il commento fatto dal mio inconsapevole cuginetto (inconsapevole di aver generato in me una riflessione che sta durando da quattro pagine) denota il nuovo fenomeno. Nato nel 2009 da due semplice fotografie modificate con Photoshop da Victor Surge (nome d’arte di Erik Knudsen), la creatura detta Slenderman ha conquistato il web in poco tempo, dando vita a molte altre rivisitazioni scritte, giochi per il pc e mobile e centinaia di disegni dei fan. Molto alto, vestito con elegante giacca e cravatta (mostro sì, ma con stile) Slender Man si nasconde nel fitto del bosco grazie alla sua figura longilinea e pallida e ai lunghi tentacoli che gli spuntano dalla schiena, simili a rami. Caccia i bambini e li porta, con la suggestione mentale, a compiere terribili azioni. Forse un monito a non avventurarsi da soli nel bosco? Forse la manifestazione della paura inconscia di non essere adeguati e di compiere tremendi errori? Il significato dello Slender Man non è ovviamente esplicito, ma se basta a tenere i ragazzini lontani dai boschi, questa creatura può essere considerata un vero e proprio spauracchio e la manifestazione moderna della paura dell’ignoto. Non per niente il signor Slender non ha volto.
Per quanto riguarda la paura atavica del buio, poi, i Creepypasta hanno davvero molto da offrire. Immaginate di dormire nella vostra stanza, tranquilli e beati. Di svegliarvi nel cuore della notte sentendovi osservati. Aprite gli occhi, vedete il soffitto, lo sguardo cade quasi inconsapevolmente davanti a voi e ai piedi del vostro letto c’è lui. Un volto bianco, grandi occhi spiritati, un sorriso pazzoide sul volto. Vi fissa e sussurra “va’ a dormire”, poi vi uccide con un grosso coltello. Jeff The Killer è un altro nome estremamente famoso uscito direttamente dai racconti web e diffusosi in modo tanto capillare da essere divenuto un personaggio horror famoso.

A volte a fissarvi dai piedi del letto non è lui, ma un essere antropomorfo completamente nudo e dai neri occhi infossati. Ucciderà i bambini di quella casa, squartandoli senza pietà. Lui è The Rake.

Per tornare all’uscita di mio cugino…credo che la sua frase sia piuttosto indicativa di quello che sta succedendo nel mondo del web. Il nuovo veicolo di diffusione si sta dimostrando troppo efficace per non avere una risonanza enorme. Al giorno d’oggi a conoscere questo genere di racconti sono sopratutto ragazzini, adolescenti o giovani, mentre man mano che ci si avvicina ai trent’anni si comincia a storcere il naso alla domanda “sai cos’è un Creepypasta?”. Ma il futuro cosa ci riserva? Se la figura dell’Uomo Nero ha secoli di storia alle spalle ed è arrivato lentamente fino a noi, se individui pericolosi come i serial killer Michael, Jason e Freddy (li chiamo per nome perché ormai ci si conosce) cosa si può dire di una creatura già molto famosa come Slender Man? Se un bambino di dieci anni afferma di temere le stradine di campagna isolata e i boschi perché potrebbe spuntare lo Slender Man, è possibile che i ragazzi influenzati da questi racconti horror brevi diventino dei genitori con qualcosa da raccontare ai loro figli per tenerli buoni: “Su, su, mangia la pappa che sennò arriva Mr. Widemouth”; “Non andare a giocare nel bosco, che lo Slender Man ti prende”; “non fare tardi la sera, o troverai lo Smiling Man per strada”.

L’intramontabile potere dei film horror e dei Creepypasta

Ma allora una domanda sorge spontanea: se gli horror e i Creepypasta fanno una paura matta, se ci vogliono insegnare che le cose brutte esistono e che è meglio evitarle, perché ancora ci piace guardarli, leggerli e ascoltarli? Non è un paradosso? Siamo forse dei poveri pazzi con manie masochiste?
Il masochismo non c’entra nulla, c’entra però la genetica della paura di cui parlavo nell’introduzione, che si manifesta anche in un altro aspetto particolare. Ho detto che la paura che proviamo per le minacce improbabili, inesistenti e irrazionali deriva per evoluzione dagli antichi terrori dei nostri antenati, ma quella particolare paura che ricerchiamo nel film horror e che viviamo come una sorta di goliardata ad Halloween deriva probabilmente (beh, almeno secondo alcuni antropologi) dai riti di passaggio dalla gioventù all’età adulta, compiuti nelle antiche tribù. Affrontando la paura tangibile ma anche simbolica di un film horror, messe in scena spaventose o creepypasta, è come se istintivamente ci mettessimo alla prova e dimostrassimo di saper far fronte a quelle minacce. Di essere grandi.
Ho cercato in questo lungo articolo di analizzare a modo mio il fenomeno dei Creepypasta come importante (anche se ancora di nicchia) manifestazione dell’evoluzione della cultura della paura negli essere umani e del formarsi graduale di nuove figure dell’orrore che potrebbero spaventare il mondo intero alla pari dell’Uomo Nero.

Non dimentichiamo però una cosa: oltre le teorie e le speculazioni la ricerca della paura è ricerca di adrenalina e di divertimento, per poter finalmente ridere legittimamente (una notte all’anno in particolare) della morte e dei mali del mondo.

Quindi a voi tutti, riccetti di mare, Buon Samhain e Buon Halloween!

Non andate nel bosco da soli. Lui è lì.

Fonti (sono una lontrina seria,io):

Rasmus M. K. A. Jensen, Comparative study of the online character `Slender Man´ and the folklore figure `The Bogeyman´. A biocultural analysis of horror elements and their implications of fundamental fears in human nature and society, 2015.

Andrew Peck, At the Modems of Madness The Slender Man, Ostension, and the Digital Age, in Contemporary Legend series 3, vol. 5 (2015): 14-37.

 

 

Foto di:

Ramdan Authentic

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