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L’Amica Geniale: la forza narrativa di Elena Ferrante sbarca al cinema e in tv

Sono passati solo due giorni dalle ultime due puntate de L’Amica Geniale in tv. La Rai ha trasmesso in quattro serate (per un totale di otto episodi) il capolavoro di Elena Ferrante, conquistando una grande fetta di pubblico tra appassionati della tetralogia di libri e non. Inutile dire che sono sempre stata in prima fila, ogni martedì, spaparanzata sul divano con tanto di copertina sulla schiena e tazza fumante di tè alla mano (ho una certa anche io eh).
Ora che anche questa avventura si è conclusa mi sembra doveroso offrire un parere personale, anche per onorare il sottotitolo che ho dato al blog: “opinioni (non richieste) di una lontra”. Cercherò di non fare la chiacchierona logorroica come sempre, ma tanto fallirò. Se vi interessa leggere quello che ho avuto da dire in merito al romanzo di Elena Ferrante, potete trovare una recensione approfondita qui.

ATTENZIONE: QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER

 

Trama

Elena e Raffaella (Lenù e Lila) sono due bambine di un rione della periferia napoletana. Un giorno come tutti gli altri la loro rivalità si trasforma in complicità e amicizia, sentimenti che le terranno sempre unite anche quando all’amore per le bambole sostituiranno quello per i libri e le scarpe. In un mondo difficile e crudele, dove le donne sono di proprietà dei maschi, queste due eroine rappresentano una forza nuova e sovversiva, capace di evidenziare con caratteri decisi tutta l’assurda mentalità di paese e anche tra i vari mutamenti delle diverse fasi della vita troveranno sempre un appoggio l’una nell’altra.

Recensione

L’Amica Geniale ha il merito di aver unito tanti tipi diversi di lettori e di appassionati di fiction (fatte bene): quelli che non hanno letto il romanzo, ma hanno provato interesse per la serie, quelli che conoscevano Elena Ferrante e questa tetralogia ancora prima che nella mente di Saverio Costanzo nascesse il germe di una trasposizione e quelli che, sentendo parlare di questa impresa italiana, hanno deciso di impegnarsi nel leggere il libro prima di vedere Lenù e Lila sullo schermo della tv. Io appartengo a quest’ultimo tipo.
Ho provato una certa sorpresa nel sapere che un regista italiano aveva intenzione di dare vita a un romanzo in collaborazione con Rai Fiction, Timvision e nientepopodimeno che HBO (quella del Trono di Spade, per capirci). Pregustavo un lavorone, una serie che sparasse fuoco dal sedere, un gran bell’appuntamento settimanale e pur mantenendomi cauta nel desiderare tutte queste cose per timore di rimanere delusa, devo dire di essere stata ampiamente accontentata. La serie di Saverio Costanzo è stata proprio come doveva essere: sensibile, intelligente, ben realizzata e fedele al romanzo. Il modo in cui la Rai ha deciso poi di trasmetterla è tutta un’altra cosa. Ma procediamo con ordine, che sennò mi incasino pure io.

La ricetta del successo: cura maniacale per il dettaglio e i volti giusti

Il merito che va a Costanzo è quello di aver saputo ricreare la stessa atmosfera rarefatta ma non irrealistica che si respira anche nel romanzo e di aver scelto due interpreti perfette per il ruolo a loro assegnato, sia da bambine che da adolescenti. A ricoprire il ruolo delle piccole Lenù e Lila sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, entrambe ai loro esordi recitativi e incredibilmente espressive pur nella loro inesperienza. Colpiscono fin da subito per la loro capacità di incarnare due figure letterarie così particolari, Elisa così apparentemente dimessa in linea con il carattere diligente e pacato di Lenù; Ludovica minuta e inarrestabile proprio come la “piccola, nera, nervosa” Lila. Il contrasto fisico che si nota tra di loro funziona perfettamente sullo schermo come ha funzionato nel romanzo perché entrambe si compensano e si completano, come quando la Lenù di Costanzo nel corso della serie tv osserva con suoi grandi occhi chiari colmi di ammirazione e tristezza l’amica Lila, il cui sguardo è feroce come quello di una belva in trappola.
È impossibile non notare la stessa cura del dettaglio anche nella scelta dei volti per i personaggi cresciuti e la perfezione delle nuove interpreti nel mostrare al pubblico gli stessi sguardi che illuminano gli occhi di un tipico adolescente in conflitto col mondo, conflitto che per Lenù e Lila non può che essere ancora più profondo in un mondo come quello in cui vivono.
Ricordo quell’età, ricordo le turbe emotive e la rabbia che sembra bruciare nello stomaco anche davanti all’affronto più lieve, che si trasforma in un conflitto estremo. Per Lenù e Lila si nota lo stesso.
Abbiano solo il tempo per abituarci ai volti meravigliosamente eloquenti delle piccole Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che esse vengono sostituite già nella seconda serata di Rai 1 (terza puntata) da Margherita Mazzucco e Gaia Girace. La timidezza di Elena si ritrova nei silenzi di Margherita e nel broncio quasi onnipresente, mentre la Lila rabbiosa e testarda che colpiva e piaceva durante le prime puntate si nota anche in Gaia. Con due fisicità acerbe in trasformazione e lo sguardo di chi vuole contrastare il mondo retrogrado del Rione, queste due protagoniste si fanno strada in un nuovo mondo fatto di proposte di fidanzamento, sguardi languidi, problemi femminili, contrasti con la famiglia e amicizie.
Credo che sia stato fatto una lavoro eccellente a livello di casting, anche per quanto riguarda la scelta dei personaggi secondari, anch’essi molto emotivi e mai del tutto negativi o positivi, bensì piacevolmente sfaccettati proprio come il romanzo ci voleva far vedere. Il padre di Lila, Rino Cerullo è un uomo violento e facile all’ira, ma al tempo stesso fragile e incapace di mostrare ai figli l’amore che richiedono. La madre di Elena, anch’essa fredda, emotivamente approssimativa e ansiosa è anche molto più legata alla figlia di quanto quest’ultima pensi, spesso preoccupata per lei e capace di amarla solo nel modo che conosce. Ci sono poi i familiari ingombranti, i pretendenti inadeguati e gli amici che spesso non riescono a capire l’interiorità delle due protagoniste. Insomma, un cast che si è fatto valere in un compito ambizioso e per nulla facile.

Un grembo materno familiare e inquietante: il Rione

Lo scenario di tutto questo è il Rione, quello con la R maiuscola come a denotare un vero e proprio personaggio, una figura quasi inquietante che non lascerà mai andare del tutto Lenù e Lila e che si accanirà con forza soprattutto su quest’ultima. La più feroce e determinata delle due finisce infatti per essere colei che più sente addosso le responsabilità, il cui peso si nota anche nel modo di muoversi di lei, nella stanchezza che le si vede addosso man mano che la bambina combattiva di un tempo si trasforma in donna.
L’atmosfera del Rione è rarefatta come se fosse l’ambientazione di una sorta di favola oscura, non delineato come un luogo reale, ma rappresentato nel romanzo e nella serie da tanti dettagli e luoghi fissi. Questo perché la realtà è costantemente filtrata dal punto di vista di Lenù, una bambina sensibile e fantasiosa che ama la lettura e la scrittura e che dunque trasforma ciò che la circonda in un qualcosa di romanzato, con Don Achille che sembra l’orco delle fiabe, gli insetti immaginari che escono di notte per infilarsi nei cervelli delle persone per farle impazzire e arrabbiare, i maschi che sembrano lupi affamati e altre figure di paese dipinte in ruoli archetipici.
Ci sono state alcune critiche in riferimento a questa atmosfera sospesa e irreale, ma credo che Costanzo abbia scelto una rappresentazione simile in modo voluto e sono anche convinta che senza questa patina fantasiosa e bambinesca la serie avrebbe mancato del tutto l’impostazione che il libro ha voluto dare.

A riportare quasi con violenza alla realtà cruda del Rione c’è il dialetto, altro grande protagonista dell’opera. La serie è stata ovunque trasmessa in lingua originale (ossia in italiano con quasi tutti i dialoghi in napoletano), sottolineata sia in Italia che sulla HBO per permettere a tutti (anche agli algidi nordici) di comprendere il dialetto. Pur non essendo una grande amante di tutte quelle fiction in cui il dialetto viene usato anche quando non necessario, ne L’Amica Geniale il napoletano è stato utilizzato in modo realistico, poetico e potente, infilandosi prepotentemente nelle scene con una sonorità meravigliosa che non mi ha mai infastidito. Non è solo un modo per i giovani personaggi scapestrati di apparire spavaldi (come in molti prodotti italiani), bensì una presenza costante e necessaria per ancorare i personaggi e gli spettatori alla vera vita del Rione e alla quasi totale incapacità di sfuggire alla logica bigotta che lo governa. Non è un caso che sia proprio Elena, la studiosa, l’intellettuale e (forse) quella con idee comuniste e moderne, a distanziarsi dal dialetto, non solo in alcuni dialoghi, ma anche nella voce fuori campo di Alba Rohrwacher. Sono questi dettagli che ci fanno capire che Lenù è la più vicina a coronare il sogno che lei e l’amica coltivano fin da piccole, ossia dare una svolta alla propria vita e lasciarsi alle spalle il Rione.

L’Index Fictionorum Prohibitorum: ossia come essere rivoluzionari a metà

E ora veniamo alle note dolenti, che riguardano la Rai e la sua politica in merito alle trasmissioni in prima serata. Pare infatti che ben due scene molto importanti siano state censurate per la messa in onda su Rai1, per proteggere gli spettatori più sensibili che ancora non erano andati a nanna alle undici e mezza di sera. Le scene in questione sono quella delle molestie subite da Elena da Donato Sarratore nella puntata L’Isola e il nudo integrale di Lila prima del matrimonio, nella puntata La Promessa.
Che la tv italiana (dalla Rai alla Mediaset) censurasse le scene ritenute poco adatte al proprio pubblico era una cosa risaputa, ma in una serie che rappresenta la lotta personale di due giovani donne contro il conformismo del loro tempo e del Rione, contro una vita già decisa al posto loro e una realtà crudele in cui l’uomo ha il pieno potere sulle scelte della donna, questa mossa politicamente corretta o family friendly o come diavolo volete chiamarla è stata una specie di schiaffo intellettuale, un modo becero di smorzare il fuoco rivoluzionario rappresentato dalle due grandi protagoniste dell’opera. Questa per me è stata una delusione inaccettabile, che ha contribuito purtroppo a spegnere l’intensità di due scene dure, ma significative, che avrebbero dovuto essere rappresentate per quelle che erano.
La prima, le molestie su Elena, segna un momento incredibilmente importante nella maturità sessuale di Elena. Il primo contatto con un uomo dal punto di vista fisico avviene proprio con Sarratore, ma in modo estremamente negativo, che lascia addosso alla ragazza un senso di ansia, disgusto e paura. Avviare così la propria conoscenza del sesso e della fisicità può generare un trauma in una ragazza così giovane, che segnerà sicuramente gli altri rapporti futuri. Sebbene anche censurata la scena sia stata piuttosto forte e significativa, penso che non ci sia modo peggiore di tradire un’opera (di qualunque tipo) oltre alla censura.
La mossa della Rai è stata sciocca e ignorante e per me non giustificabile dall’intento di proteggere gli spettatori della fascia protetta. Il rispetto del tono del romanzo in questo caso aveva la priorità, possibilmente accompagnando la serie con classica dicitura paracula “questo programma contiene scene di violenza e di nudità e non è adatta a un pubblico di minori”. Seguendo la logica Rai invece si sarebbero dovuti nascondere molti altri dettagli, come gli schiaffoni, i padri che picchiavano i figli, i bambini che si lanciavano i sassi, l’arrivo del “marchese”, la gola tagliata di Don Achille, tutte scene che avrebbero potuto turbare qualche anima linda.
Censurare delle scene considerate volgari per me ha significato fare il gioco del Rione e dimostrare che la sua presa non è stata forte solo su Lenù e Lila, ma su una parte di Italia che ancora non sembra pronta ad accettare la realtà e a crescere intellettualmente. Un’Italia che considera più volgare il corpo nudo di una ragazza piuttosto che molte porcherie legittime che passano in tv senza controllo e che per denunciare con sdegno una scena di violenza in tutto il suo rivoltante dramma preferisce non mostrarla del tutto. Peccato che, ancora più delle molestie di Sarratore, censurare la scena del bagno di Lila prima del matrimonio abbia significato anche nascondere lo sguardo di Lenù che indugiava sul corpo dell’amica in un momento che ho considerato molto importante per la sua maturità sessuale e che mostra rabbia e frustrazione di fronte a qualcosa di prezioso che presto verrà violato, secondo le regole del matrimonio. Una scena che io, come sicuramente molti altri lettori, ho percepito come lo svelamento di una certa tensione sessuale tra le due ragazze, che comunque rimane sempre implicita e mai volgare.

Tutto questo, per fortuna, non mi ha fatto amare meno la serie perché la censura è avvenuta solo su Rai 1 e non su HBO, tanto meno sul prodotto originale italiano, che ha saputo colpirmi, emozionarmi, farmi riflettere, inorridire e sentire indignata per come le donne venivano ancora trattate negli anni ‘50 e ‘60, in un’epoca in cui l’emancipazione femminile già era avviata. Non avrei provato quello che ho provato senza la maestria di Saverio Costanzo, le musiche di Max Richter e la forza espressiva di attrici e attori che hanno permesso al Rione di prendere vita sui nostri schermi.

 

Voto: 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: ha letto i libri della Ferrante; non ha letto i libri della Ferrante; vuole scoprire come diventare ricchi scrivendo libri; ha bisogno di una storia di forza, determinazione, amicizia e complicità.

Sconsigliato a chi: non sopporta storie drammatiche e incompiute; pensa che il Marchese sia solo un nobile coi baffi; non sa leggere tra le righe; non riesce a leggere i sottotitoli e a guardare il video contemporaneamente.

 

Sono molto curiosa di sapere se anche voi avete divorato e amato questa serie tanto quanto me. Avete letto i libri di Elena Ferrante? Cosa pensate delle scene censurate? Fatemelo sapere in un commento! <3

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