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Il cancello del crepuscolo: una storia di amore e persecuzione, con troppa poca anima

Non ho mai letto nulla di Jeanette Winterson, ma conoscono persone che me ne hanno parlato con grande ammirazione. Dopo aver scoperto di possedere qualcuno dei suoi libri, ho deciso di cogliere il suggerimento e di iniziarne uno, facendomi ispirare dalla prima trama interessante.

La mia scelta è ricaduta su Il cancello del crepuscolo, lettura poco impegnativa date le 150 pagine in tutto. Mi è sembrato un buon modo per affrontare per la prima volta questa autrice, senza correre il rischio di impelagarmi in una lettura complessa.

Quella che pensavo essere un’esperienza piacevole, rafforzata dalla tematica trattata (la caccia alle streghe nell’Inghilterra del 1600, troppo forte!), si è rivelata in realtà qualcosa di assai poco stimolante. Conscia del fatto che la Winterson sa fare molto meglio, non mi lascerò traviare da un unico romanzo poco soddisfacente e quando mi tornerà la voglia di conoscere l’autrice mi rivolgerò a qualcosa di diverso.

Trama

Siamo nell’Inghilterra del 17° secolo e il Re Giacomo si prepara ad affrontare le conseguenze della Congiura delle Polveri, combattendo il Papato e il Cattolicesimo. Un’altra minaccia deve però essere fermata, quella che coinvolge una serie di donne che pare si riuniscano nella foresta di Pendle: la stregoneria.

Basta davvero poco per scatenare i sospetti e tra coloro che vengono tacciati di essere in combutta con il Demonio c’è anche Alice Nutter, donna facoltosa e molto influente. La sua indipendenza non è però vista di buon occhio dal re.

Recensione

Un’ottima premessa, questa trama, soprattutto per me che sono sempre stata affascinata dalla magia e dalla reale storia che l’ha caratterizzata nel corso dei secoli. La caccia alle streghe è una macchia nel passato degli esseri umani, una vergogna che non potrà mai essere dimenticata, ma di cui molti hanno tentato di parlare in modo più o meno efficace, donando voce a chi è stato vittima delle persecuzioni.

La fama di narratrice di Jeanette Winterson mi aveva convinto che questo potesse essere un buon esempio di storia legata alla stregoneria, ma nel corso della lettura ho capito che l’approccio alla tematica non era quello che speravo.

Nel romanzo Il cancello del crepuscolo la Stregoneria viene affrontata come se fosse una minaccia realmente esistente e non solo un semplice capro espiatorio per i diversi mali che colpiscono il Paese.

La base su cui Jeanette Winterson parte per raccontare la sua storia è sicuramente una fonte documentale, da lei accuratamente studiata e ispirata a un reale evento storico: il processo del Lancashire, avvenuto nel 1612.

Il riferimento preciso a questo accadimento rende Jeanette Winterson un’autrice capace di documentarsi in modo eccellente e di trasformare la realtà storica in una narrazione cruda e angosciante. Si ha tuttavia l’impressione – e forse la responsabilità va attribuita anche alla scelta di ispirarsi a fatti realmente avvenuti – di essere di fronte a qualcosa di sterile, a un racconto che fiorisce dai veri eventi, ma che non sembra aggiungere molto, soprattutto a livello emotivo.

Chiaramente siamo di fronte a una rielaborazione romanzata delle fonti, eseguita con grande precisione, ma nonostante l’autrice sfrutti la sua fantasia per enfatizzare la componente magica, il risultato è un testo un po’ troppo didascalico.

Gli avvenimenti vengono presentati come se venissero semplicemente raccontati con uno stile eccessivamente freddo e una grave mancanza colpisce anche un altro importante elemento di tutto il romanzo: i personaggi. La loro caratterizzazione è pallida e sembra svilupparsi davvero poco nel corso della narrazione, tanto che Jeanette Winterson ci presenta il loro passato soprattutto dicendoci cos’hanno fatto prima di entrare in scena, come in una sorta di copione teatrale.

La narrazione in questo modo risulta meno credibile e ancora troppo legata alle fonti da cui l’autrice ha tratto ispirazione. Di conseguenza ne risente la componente sentimentale, la vera umanità di figure che non riescono ad andare oltre alla loro natura di personaggio. Ho trovato difficile affezionarmi a qualcuno e perfino la protagonista mi è parsa quasi schematica, di scarso impatto.

Credo che questa sorta di difetti siano una pecca enorme in un romanzo che, forte di un argomento così struggente, potrebbe fare dell’intensità delle emozioni il suo più grande punto di forza.

Con questo non voglio dire che di sentimenti non ce ne sia traccia. Si respira in modo credibile un’atmosfera angosciante, causata dal clima di terrore che caratterizzava l’Inghilterra di quel secolo e la Winterson riesce a gestire davvero bene le scene di tortura, con una sorta di scrittura clinica che trasforma la freddezza stilistica in immagini cruente.

Molto forte è anche la componente romantica, dovuta ai diversi amori di Alice Nutter, nella sua giovinezza e nel presente. Tuttavia presentare scene in cui l’amore viene descritto, non risulta sufficiente a rendere davvero credibili questi sentimenti, tanto che la loro presenza o la loro assenza, mi sono risultate del tutto indifferenti.

Non nego la presenza di punti positivi, dovuti a una scrittura che, come ho detto sopra, riesce a sfruttare alla perfezione la sua semplicità e il suo apparente distacco per far sì che il coinvolgimento del lettore sia più diretto e privo di mediazioni. Ma un distacco troppo prolungato per tutta la durata della narrazione mi ha reso insensibile agli eventi della storia e al destino di tutti i suoi personaggi.

Ci sono cose che vanno mostrate, più che descritte, in modo da far percepire al lettore lo stesso sgomento delle vittime, la stessa ferocia dei carnefici. In modo da far respirare lo stesso terrore, gli stessi sospetti, lo stesso innamoramento. Senza questi requisiti, per me importanti, un romanzo è solo una cronaca e Il cancello del crepuscolo non ha saputo essere di più, per me.

Questo è solo un mio parere, ovviamente, e sono sicura che il fatto che io non abbia compreso gli intenti del romanzo sia dovuto a un legame che è venuto a mancare tra me e il testo. Molti lettori (ho spulciato un po’ di recensioni online), hanno apprezzato molto più di me questo scritto, mentre altri hanno avuto le mie stesse perplessità.

Consapevole che Il cancello del crepuscolo non sia stata una lettura adatta a me, cercherò una diversa capacità narrativa della Winterson in altri suoi romanzi, sperando di esserne più favorevolmente colpita.

Voto: 2 stelline su 5

Consigliato a chi: ama il tema della stregoneria in ogni sua forma; non pretende una scrittura troppo coinvolgente; apprezza una narrazione asciutta e mediamente distaccata; vuole incontrare qualche personaggio famoso tra una scena e l’altra.

Sconsigliato a chi: crede di trovare una stregoneria di stampo antico e naturalistico; vuole avere a che fare con personaggi ben sviluppati e vividi; è convinto di trovare una storia d’amore LGBT (tematica cara alla Winterson) coi fiocchi; non ha interesse a scoprire i segreti di Alice Nutter.

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Il dio delle piccole cose: il mondo visto con gli occhi di due bambini, tra dettagli, ricordi e paure

Sono sempre stata un’estimatrice dei dettagli. Non sono quella che si potrebbe dire una persona precisa (anche se le mie fisse di ordine le ho anche io, come tutti), ma nel campo della scrittura e della lettura apprezzo chi sa focalizzarsi sui particolari senza donare pesantezza al testo.
La differenza tra precisione e pedanteria è molto sottile e solo una penna davvero capace sa modulare le parole in modo da trasformare i dettagli in immagini evocative. La penna che potrei assumere come esempio perfetto di questo talento è quella di Arundhati Roy, scrittrice indiana che ha fatto del dettaglio una sorta di manifesto stilistico e filosofico nel suo romanzo del 1997, vincitore del Booker Prize: Il dio delle piccole cose.

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Morte malinconica del bambino Ostrica, di Tim Burton: una sfilata macabra di figure grottesche

Potreste trovarlo in biblioteca o in libreria e farvi affascinare dalla tenera immagine di copertina, quella di un bambinetto un po’ particolare, con un grande guscio di ostrica in testa e quel sorriso sereno sul visetto.
In realtà (ma forse lo si capisce anche dalla sua particolare paternità) Morte malinconica del bambino ostrica non è un libro per bambini, o almeno non solo e non per tutti. Non lasciatevi dunque ingannare dal primo impatto e preparatevi ad affrontare un breve, bizzarro, grottesco viaggio nella mente di uno dei più grandi rappresentanti del gotico moderno: Tim Burton.

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Abbaiare stanca, di Daniel Pennac: un insegnamento profondo per grandi e piccoli

Qualunque storia abbia come protagonisti dei cani mi fa piangere come un’indemoniata, non so cosa farci. Sarà che ho sempre avuto cani, che li ho sempre considerati come creature speciali, un po’ stupidoni magari, ma dall’animo puro e capaci di grandi cose. Sono considerazioni banali forse, un po’ mainstream, ma non lo dico per suonare popolare. Per tre volte ho avuto l’onore di constatare di persona che i cani sono davvero così, capaci di vivere ogni istante come se fosse una scoperta meravigliosa, di trasformare anche il dettaglio più banale in un gioco e di donare amore anche a chi lo merita ben poco.

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Intense passioni, drammi umani e incontri metafisici: Affinità di Sarah Waters

Le sedute spiritiche sono state per anni il fulcro di moltissimi film horror, qualcuno ben riuscito, qualcuno da dimenticare. Una tematica così delicata quanto antica non è facile da descrivere senza correre il rischio di suscitare scetticismo, più che inquietudine, ma ci sono autori che sono in grado di dare vita sulla pagina a incontri misteriosi tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

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YA – La battaglia di Campocarne, di Roberto Recchioni: un viaggio per diventare eroi!

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo sentito il bisogno di avventura. Di un brivido di eccitazione, di quella brama di partire per un viaggio verso l’ignoto e di compiere gesta strabilianti. Il più delle volte restano solo desideri, alimentati da libri, film e serie tv e dalle vite alternative che essi ci permettono di vivere al sicuro sul nostro bel divano. Forse è meglio così. Sì perché non so quanto potrei sopravvivere in mezzo a una sanguinosa battaglia con una spada in mano, di sicuro non è la mia più grande aspirazione uccidere un drago (abbracciarlo semmai!) e probabilmente non sarei in grado di salvare nessuna fanciulla dai mostri, io che a stento riesco ad affrontare quelli che la vita mi mette di fronte di tanto in tanto.

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Viaggio al centro della terra di Jules Verne: un classico del suo tempo che non passa mai di moda

Ormai lo sapete che non sono una grande appassionata di classici, ma è anche vero che in questa scalata verso l’insidioso e realistico traguardo che mi sono prefissata (diventare una blogger influente, fare i soldi ed essere più ricca della Ferragni) a volte mi trovo costretta a considerare necessario leggere quei grandi libri che hanno fatto la storia, o almeno a tentare l’impresa per capire se fanno per me o no (comunque la mia pigrizia mi spinge anche a escludere a priori alcuni romanzi). Continue reading “Viaggio al centro della terra di Jules Verne: un classico del suo tempo che non passa mai di moda”

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Fidanzati dell’inverno: un fantasy che si spaccia per romance, ma è molto di più

Fa freddo. Fa proprio un freddo boia, ho una tazza di caffè e ginseng da discount accanto e una coperta pesante sulla schiena per proteggermi da questo gelo umido come un Eschimese tra i ghiacci. Potrei recensire qualunque altra cosa, ma penso che l’atmosfera richieda che io parli di lui, il libro che nei mesi scorsi ha ingorgato Instagram di foto belle e più belle, di recensioni appassionate e menzioni particolari, un libro che già dal titolo alimenta i brividi che sto provando.  Continue reading “Fidanzati dell’inverno: un fantasy che si spaccia per romance, ma è molto di più”

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Un aiuto per iniziare a cambiare il mondo: The Help, di Kathryn Stockett

Mississipi, anni ‘60. Molti affermano che le cose vadano bene laggiù, in quel piccolo Paese degli Stati Uniti del Sud. La coltivazione del cotone ancora fa girare l’economia e ogni mese sembra esserci qualche innovazione tecnologica che testimonia l’ascesa degli Stati Uniti verso la modernità.
Ma la vita è tutt’altro che semplice, soprattutto se la tua pelle non è bianca come la porcellana. Da decenni la schiavitù è debellata, ma nel cuore degli abitanti non è ancora stata estirpata del tutto quell’erbaccia cattiva che porta a pensare che le persone di colore siano diverse dalla brava gente bianca, selvagge e pericolose. Regole ben precise chiariscono quali debbano essere i rapporti tra bianchi e neri, ossia quasi del tutto assenti se non quando questi ultimi devono essere impiegati come lavoratori nelle piantagioni, nelle fabbriche o come servi nelle famiglie di bianchi benestanti. Continue reading “Un aiuto per iniziare a cambiare il mondo: The Help, di Kathryn Stockett”

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Una storia di occasioni mancate, complicità e rivalità: L’amica geniale di Elena Ferrante

A volte bisogna cavalcare l’onda, non c’è niente da fare. Passiamo tanto tempo a stilare liste e a fare programmi e poi, come se il caos fosse la norma, accadono cose che mandano tutto all’aria. Io adoro fare programmi e puntualmente vanno in vacca. La volta successiva penso che possa essere diverso, ma forse ancora non ho capito che è semplicemente la vita: alcuni propositi possono essere rispettati, altri devono subire un lieve adattamento alle circostanze.

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