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Life is Strange: before the storm. Gli ingredienti vincenti del primo capitolo, amplificati in un prequel che lo superano

Non molto tempo fa ho postato qui sul blog la recensione di Life is Strange, avventura grafica prodotta da Don’t Nod Entertainment e pubblicata dalla Square Enix.
Il titolo che ha seguito il successo di Life is Strange non è stato, inaspettatamente, il suo sequel, ma un prequel che mirava a esplorare la vita di Chloe Price dopo la separazione dalla migliore amica Max.
Dopo essermi abituata così tanto al rapporto tra le due protagoniste nel primo titolo da me giocato, ho trovato molto difficile abituarmi all’idea di perdere quel prezioso sodalizio, in favore di qualcosa di nuovo e sicuramente diverso. Ho però voluto tentare e mi sono dovuta ricredere: Life is Strange: Before the Storm è infatti valido tanto quanto la sua matrice… se non di più!

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Gli eventi si svolgono cronologicamente prima di Life is Strange. Ancora distrutta dalla morte del padre, Chloe è una ragazza sempre più rancorosa nei confronti del mondo. Quando instaura una forte amicizia con Rachel Amber, ragazza di buona famiglia ma desiderosa come lei di scappare via da Arcadia Bay, Chloe sembra tornare a sentirsi al sicuro, di nuovo a suo agio con qualcuno dopo l’abbandono della migliore amica Max. Ma la vita di Rachel cela molti segreti da portare alla luce e gestire le nuove rivelazioni non sarà sempre facile.

 

Recensione

Gli amanti dei libri potranno confermarlo: è difficile accettare la separazione da un personaggio dopo essersi abituati alla sua presenza. Quando si mette fine a una lettura si prova una forte nostalgia, pari a quella di un addio. Con un videogioco dalla forte impostazione narrativa, come Life is Strange e molti altri titoli dalla storia ben curata, accade esattamente la stessa cosa.

Senza gli sconti stratosferici di Steam non mi sarebbe mai venuto in mente di acquistare il prequel del gioco, proprio per il fatto che di giocarci mi importava ben poco. Non accettavo l’idea di separarmi da Max (per quanto mi fosse piaciuta relativamente poco come personaggio in sé), ma ancora di più non sopportavo di dire addio al suo rapporto con Chloe. Paradossalmente, sapere di avere a che fare con una nuova amicizia suscitava in me una sorta di strana gelosia, che però ho voluto abbattere. E per fortuna che è stato così.

Oltre all’assenza di un personaggio fondamentale come lo era stata Max in Life is Strange, a suscitare in me qualche dubbio erano anche le possibili implicazioni di questa mancanza. Come saprà di certo chi ha giocato al primo titolo e chi ha letto la recensione che gli ho dedicato, Max era l’elemento che a livello di sviluppo narrativo portava con sé un maggiore potenziale. Anche se era Chloe il personaggio più interessante dal punto di vista psicologico ed emotivo, con il suo carisma da bad girl e il suo atteggiamento sempre in contrasto con le autorità, Max era colei che possedeva la capacità molto particolare di riavvolgere il tempo. I meccanismi di gioco erano dunque strettamente legati a questo potere, non solo perché spesso il riavvolgimento temporale permetteva di rimediare a qualche errore del giocatore, ma anche perché esso influenzava tutto il sistema delle scelte, portando a una serie di conseguenze molto importanti per la trama.
Nella mia mente, dunque, giocare a un prequel senza potere magico significava tradire tutta l’impostazione di Life is Strange e avere a che fare con un titolo irrimediabilmente più noioso.

Beh, niente di più sbagliato. Life is Strange: Before the Storm ha dato prova di riuscire a gestire la mancanza di un simile meccanismo in modo eccellente, puntando tutto sulla trama e dimostrando così una grande indipendenza. Senza stratagemmi, Before the Storm ha potuto contare solo sulle svolte narrative e sulla costruzione dei personaggi, per catalizzare l’attenzione del giocatore, riuscendoci in pieno.

Ulteriore elemento di novità è la comparsa di un nuovo personaggio, che in realtà già abbiamo indirettamente incontrato nel capitolo precedente. Si tratta di Rachel Amber, misteriosamente scomparsa in Life is Strange e in parte oggetto delle indagini di Chloe e Max. In Before the Storm assistiamo al primo incontro tra Chloe e Rachel e alla nascita della loro amicizia.
Giocare a entrambi i titoli mi ha fatto capire in primo luogo che essere prevenuti chiude molte porte e ha chiarito la vera forza di Life is Strange: la componente emotiva.

Le trame sono piuttosto semplici. Non dico che sono banali, ma tendenzialmente ruotano sempre attorno al malessere della gioventù all’interno di una cittadina piuttosto chiusa, con tutto ciò che ne consegue. Ci troviamo di fronte a problemi di tossicodipendenza, spaccio, bullismo, violenza, episodi di criminalità, depressione e così via, e a personaggi adolescenti dall’emotività sempre pronta a esplodere. Il vero focus quindi non è la trama in sé, ma tutto ciò che l’arricchisce. In poche parole, è la psicologia delle figure in scena.

Pur essendo quasi del tutto assente la componente paranormale (dico quasi per via di un momento durante il gioco che mi ha lasciato qualche dubbio), l’interazione del giocatore con la scena garantisce ancora, come avveniva in Life is Strange, un alto livello di approfondimento. Agire sugli oggetti ci permette (con una certa lentezza e a volte un po’ di noia, non lo nego), di conoscere meglio i personaggi con cui entreremo in contatto.
Piacevolmente graduale è anche il rapporto con Rachel, nato quasi per caso durante un concerto punkettone e sviluppato poi con delicatezza e realismo.
Di buona famiglia, Rachel è problematica tanto quanto Chloe. Proprio per questo, pur nella loro diversità, la loro amicizia funziona perfettamente, si compone di piccoli gesti di complicità e protesta nei confronti del mondo adulto e già dai primi istanti sembra assumere dei toni romantici (e il mio cuore di shipper vola).
Lo sbocciare del rapporto e l’intensità dei momenti tra Chloe e Rachel vengono scanditi da problemi costanti, tanto nella vita della prima quanto in quella della seconda, che andranno indagati nel corso del gioco. Il risultato sarà un eccellente sviluppo psicologico delle due e un sodalizio incredibilmente vivido, a cui è impossibile non affezionarsi.

Chi è rimasto conquistato dal rapporto tra Chloe e Max in Life is Strange non potrà non sentirsi incatenato da quello che si andrà a formare in Before the Storm, un rapporto che affronta spesso un po’ di maretta, ma che non abbassa mai l’interesse del giocatore, sebbene egli già conosca gli esiti della vicenda. Si tratta di un prequel, dopotutto, che anticipa cronologicamente la trama di Life is Strange e che non può che terminare in un certo modo, per mantenersi in linea con ciò che è già stato visto, ma che chissà come coinvolge talmente tanto a livello psicologico ed emotivo che sembra quasi di dimenticarsi tutto, catturati dalla piacevolezza dell’esperienza videoludica.

La mia impressione definitiva di Before the Storm ha superato sia le mie aspettative iniziali che l’entusiasmo che mi ha provocato Life is Strange. La Don’t Nod Entertainment ha dimostrato di saper cogliere tutti i punti forti della prima esperienza e di sfruttarli al massimo per dare vita a qualcosa di ancora più coinvolgente, struggente e poetico. Un punto in più per la bellissima colonna sonora Indie e ai suoi toni malinconici. Ascoltatevi Flaws di Daughter e non ditemi che non vi fa venire i brividi!

 

Voto: 4,5 pescetti su 5

Consigliato a chi: ha già apprezzato il primo titolo di Life is Strange; desidera imparare a riparare un binocolo; vuole assistere a un rapporto ancora più intenso rispetto a quello tra Chloe e Max; vuole vestire i panni di una ragazza ribelle e affascinante.

Sconsigliato a chi: non ama i personaggi complessi; non ha proprio il tempo di interagire con stanze e oggetti; preferisce un buon sparatutto senza troppo approfondimento emotivo; è stanco delle storie con drammi familiari.

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