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Lore: ogni leggenda ha un fondo di verità

Storie intorno al fuoco, parole sussurrate… a chi non piacciono i brividi di una bella storia dell’orrore? Ci sono però alcune leggende che non sono solo finzione, ma che nascondono tra particolari esagerati e un tono tenebroso un fondo di verità. D’altronde è proprio questo che rappresenta il folclore, un’insieme di tradizioni culturali tra cui anche miti e leggende soprannaturali, che nascono e si sviluppano da una situazione storica reale.

Io non sono mai stata capace di raccontare nulla durante la notte di Halloween, il mio talento come cantastorie dell’orrore è davvero pari allo zero, ma così non si può dire di Aaron Mahnke. Con il suo podcast Lore e l’omonima docuserie a esso dedicata questo narratore e autore americano dalla voce magnetica è in grado di trasportare nelle case degli spettatori le più note e inquietanti storie dell’orrore, fiabe, leggende e miti dai retroscena inquietanti, dai vampiri agli scienziati pazzi, menzionando ovviamente qualche bella bambola posseduta.
Tutto questo è Lore…ed è reale.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

 

Trama

Beh, a grandi linee la trama è quella che ho nominato poco sopra. Lore dedica ogni puntata a una leggenda diversa, analizzando documenti e testimonianze per capire la verità da cui è nata e cercando di spiegare agli spettatori come ogni mito è entrato nell’immaginario collettivo.

Recensione

Un libro non si giudica dalla copertina e neppure una serie tv, se si vuole mantenere un po’ di lucido senso critico, ma ciò che mi ha conquistato di Lore a prima vista è stata proprio l’immagine di anteprima su Prime Video, una copertina meravigliosamente illustrata con una bambola dalle orbite vuote, un vecchio pianoforte abbandonato e un lupo dallo sguardo cattivo in mezzo alle fronte. Insomma, fin da subito l’immagine mi è sembrata promettere bene. Ho dato una chance a questo documentario senza prima fare la conoscenza con l’omonimo podcast, convinta istintivamente che avesse una marcia in più rispetto a molti altri prodotti dello stesso genere. Non sono rimasta affatto delusa. Lore presenta un format davvero efficace e un magnetismo che riesce a catturare l’attenzione anche del più distratto degli osservatori. Questo, unito al fascino degli argomenti trattati mi ha fatto adorare ogni puntata della prima stagione.

Dal termine folclore, di cui ho parlato molto brevemente nell’introduzione, deriva il titolo di questo interessante docuserie, un titolo d’impatto che non ha bisogno di nessuna aggiunta per presentarsi bene a chi sta per intraprendere la visione. Viene infatti definito lore il sapere popolare, la conoscenza di fatti reali e immaginari che si tramanda di generazione in generazione tramite leggende orali ripetute più volte. Nel folclore di un Paese si celano tutte le tradizioni di un popolo, il suo bagaglio culturale e quell’insieme di azioni che hanno lo scopo specifico di rievocare una conoscenza antica, tra religione e superstizione. Proprio di questo tratta la serie, con quel suo tono particolare che denota immediatamente il prodotto come qualcosa di piacevolmente atipico.

Dimenticate i soliti documentari, Lore ha il pregio di somigliare molto più a una storia da brividi narrata attorno al fuoco che a un prodotto prettamente educativo, sebbene non manchino gli intenti istruttivi. Tramite le vicende narrate, una più inquietante dell’altra, Mahnke (per chi vede la serie in lingua originale) porta nelle case di tutti antiche tradizioni, miti che non sono rimasti sepolti solamente nel passato e dicerie che hanno fatto la storia. Questo talentuoso narratore ha stuzzicato il mio interesse vagamente macabro e la mia passione per le favole, raccontandomi con pazienza i metodi con cui nell’Ottocento si aveva a che fare con la morte e la sepoltura, parlandomi di leggende irlandesi, di scienziati pazzi appassionati di lobotomia e del perché ormai sono tanto di moda le bambole possedute da spiriti malvagi. Ciò che determina il successo di Lore è in primo luogo la consapevolezza che una buona parte delle storie raccontate hanno un tremendo fondo di verità, derivano da fatti storici di crudeltà, inganno e sfiducia e sono infine fatte passare per eventi soprannaturali da chi si è lasciato fuorviare dall’ignoranza e dalla superstizione.
Ma anche il modo in cui tutto questo viene narrato svolge un ruolo importante al fine dell’intrattenimento. Ogni puntata di Lore si svolge tramite rievocazioni in costume da parte di attori, interrotte però dalle spiegazioni di Manhke, dal ricorso a citazioni e riferimenti storici e abbellite da illustrazioni meravigliose a cura ogni volta di un artista diverso. L’impegno messo nel parlare di queste vicende è evidente e non fa che aumentare il valore del prodotto fino a renderlo un unicum imperdibile.

A dirla tutta non c’è originalità nella tematica e nello scopo di raccontare miti e leggende come se fossero reali, soprattutto per noi italiani che a un certo punto della vita abbiamo fatto i conti con programmi tv come Voyager, Mistero e chi più ne ha più ne metta. Vi assicuro tuttavia che Lore non ha davvero nulla da spartire con questi programmi di divulgazione pseudo-scientifici. La serie di Mahnke ha come unico obiettivo quello mantenere un grande rispetto per la documentazione esistente senza fare troppe speculazioni (almeno da quel po’ che ne so), di far notare come spesso le più grandi superstizioni che sono sopravvissute al passare del tempo sono sfociate da fatti umani e che è come la società guarda a un fenomeno che ne determina il modo in cui esso verrà diffuso ai posteri.
Forse i vampiri non sarebbero entrati così con forza nell’immaginario collettivo se nell’Ottocento la scarsa conoscenza dei livelli di decomposizione delle salme non avesse portato una famiglia a credere che uno dei corpi del cimitero fosse quello di un non-morto. Forse è stata la storia di Peter Stubbe, il serial killer del 16° secolo definito il “lupo mannaro di Bedburg” a influenzare in parte i primi germogli della fiaba di Cappuccetto Rosso. E forse è stata il diffondersi nel 19° secolo del movimento spiritista, che credeva ci potesse essere un legame tra mondo dei vivi e aldilà, ad aver dato il via a tutta una serie di romanzi e racconti sui fantasmi. Se la cosa vi affascina sta a voi scoprire tutto questo, nelle sei interessanti puntate della prima stagione di Lore.

A questo primo esperimento è seguita la seconda stagione, realizzata sempre con grande talento narrativo, ma condotta con un metodo diverso. Alle scene recitate intervallate dalle spiegazioni di Mahnke vengono sostitute esclusivamente rievocazioni da parte di attori, senza l’intervento del narratore esterno e spiegazioni scientifiche e storiche, ma con un montaggio infarcito di didascalie e illustrazioni magnifiche che continuano a mostrare una grande cura per il dettaglio.
Sebbene io sia convinta che la prima stagione abbia un formato molto più efficace e accattivante (che me l’ha fatta preferire senza alcun dubbio) anche la seconda stagione mantiene un tono a metà tra la voglia di intrattenere e l’intento educativo e risulta molto piacevole. Consiglio dunque di dare una chance a questa serie non molto nota, ma davvero affascinante.

Se Lore vi piace e desiderate approfondire un po’ la questione potete sempre ascoltare gratuitamente il programma di Manhke su qualunque applicazione dedicata ai podcast o su Spotify. La sua voce vi conquisterà anche oltre le sei puntate della prima stagione e vi trascinerà in un mondo inquietante fatto di storie macabre, leggende sanguinarie e fatti, ahimè, molto reali.

Voto: 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: ama la storia e le leggende; non ha paura di conoscere le imprese di Robert The Doll; vuole sentire cosa segue a “se sei tra noi sei batti un colpo”; è curioso di sapere da dove deriva il detto “salvato dalla campanella”.

Sconsigliato a chi: non ne vuole sapere di fantasmi, spiriti e mostri; crede che i veri lupi mannari siano quelli di Teen Wolf; non vuole vedere cosa si cela in una bara riesumata; odia qualunque tipo di documentario, anche i più accattivanti.

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