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NOS4A2 di Joe Hill: a Natale è meglio non essere bambini buoni…

Il talento è ereditario? Beh, analizzando la mia situazione mi verrebbe da pensare di no. Ho visto mia madre dipingere bellissimi paesaggi senza troppo sforzo o dedicarsi con naturalezza a qualche piccolo lavoro di bricolage creativo, mentre io prendo in mano il martello solo per distruggere qualcosa e i disegni che faccio mancano evidentemente delle basi del disegno.
Ci sono però dei casi che testimoniano una chiara influenza genitoriale nella propria creatività, come accade con Joe Hill, figlio del re dell’horror, Stephen King.

In Hill si possono notare facilmente alcuni elementi dello stile del padre, da cui trae ispirazione per stile e ambientazioni, ma dimostra anche una grande capacità di slegarsi dall’ombra di Stephen King, andando avanti per la sua strada con grande autonomia e con risultati eccellenti. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e dopo queste premesse sarebbe ingiusto analizzare la narrativa di Joe Hill solo in riferimento allo stile paterno.

Con il romanzo horror NOS4A2 Joe Hill dimostra certamente di aver respirato la stessa aria del padre e di aver tratto da lui molti insegnamenti, ma il suo genio si esprime in una trama originale e in personaggi con i controbalocchi. Tra questi, una protagonista problematica, ma grintosa, e un cattivo degno di questo nome.

Trama

La vita di Victoria McQueen, detta Vic, è tutt’altro che perfetta. Ha una famiglia problematica prossima allo sfascio, ma è dotata di due grandi talenti: il disegno e la capacità di ritrovare gli oggetti smarriti. Ma non è l’istinto che la aiuta in quest’ultima dote, bensì un ponte magico che la conduce, a bordo della sua amata bicicletta, ovunque lei voglia. Non sa cosa sia questo strano potere, ma quando lo capisce scopre anche che non è l’unica a possederlo. Tra i tanti individui speciali che sono in grado di viaggiare all’interno di mondi immaginari definiti inscape, c’è anche Charlie Manx.
Manx è un essere immortale che rapisce i bambini che lui ritiene bisognosi di essere allontanati dalle famiglia, per poi portarli a bordo di una Rolls Royce Spettro del ’38 nel suo mondo immaginario chiamato Christmasland. Quando le strade di Vic e Manx si incrociano, la ragazza capisce di doverlo fermare.

Recensione

Il primo brivido che si prova con NOS4A2 lo dà la mole del volume. Il lettore insaziabile potrebbe non sentirsi intimidito di fronte a più di 600 pagine di romanzo, ma io che sono una lettrice tanto vorace quanto lenta, ho provato un po’ di timore nell’avvicinarmi a questa storia. La trama mi affascinava però così tanto, che ho accantonato il sospetto (che spesso diventa realtà) di impiegarci circa otto mesi a finirlo, e mi sono gettata a capofitto nell’avventura di Vic.
Meno male che in quei giorni sono andata in ferie (in camper coi miei parents, come ai vecchi tempi) e di tempo per leggere ne ho avuto proprio tanto, tra una passeggiata nei boschi e la contemplazione dei frequenti temporali montani.
In circa tre o quattro giorni mi sono sparata tutto il romanzo, sempre più vogliosa di andare avanti e di vedere come Charlie Manx sarebbe stato affrontato, desiderosa di sapere se c’era una sola possibilità di sconfiggerlo.

La grande forza di NOS4A2 è proprio questo. Si tratta di una storia con la S maiuscola, una di quelle vicende che devono essere portate a termine per capire se il Bene può trionfare sul Male. A contribuire a donare al lettore questo forte senso di aspettativa e suspense è sicuramente la costruzione del personaggio, a tratti affascinante e a tratti odioso, di Charlie Manx.

Signori, questo sì che è un villain con i fiocchi. Nonostante il suo aspetto da bifolco, come Joe Hill ripete più volte, Manx è furbo, intelligente e galante nei modi, una sorta di gentiluomo sui generis.
È capace di forme di inaudita violenza, ma non è volgare. Ciò che più lo rende una figura agghiacciante è l’ideale che lo spinge e che, incredibile ma vero, può essere condivisibile.

Ogni buon cattivo, per essere definito tale, deve essere credibile. Quelli che affermano di fare ciò che fanno solo per la conquista dell’umanità (inserire risata malvagia qui) non mi sono mai sembrati molto spaventosi, mentre i villain ben caratterizzati e mossi da motivazioni comprensibili (seppur ovviamente sbagliate), sono quelli generano più paura poiché, mossi da emozioni distruttive, non si fermeranno davanti a nulla pur di portare a termine i loro piani. Manx è un mostro, ma giustifica le proprie azioni dicendo che vuole salvare i bambini dalle loro famiglie tossiche, portandoli a Christmasland. Quando lo fa, tuttavia, sono i piccoli a diventare mostri affamati di carne umana.
L’atmosfera natalizia, inoltre, rende tutto il romanzo ancora più inquietante, in una sorta di perenne celebrazione macabra e distorta. Dopo NOS4A2 non ascolterete più le canzoncine di Natale con la stessa spensieratezza.

Altri due personaggi dimostrano quando la capacità di Hill di costruire le psicologie sia avanzata: Bing Partridge e Victoria McQueen.

Se Manx rappresenta la malvagità analitica e pacata, Bing è un personaggio marcio e distruttivo, capace di tremendi orrori. La sua autentica ingenuità non lo salva dall’essere raccapricciante e il suo ruolo come assistente di Manx lo legittima a dare sfogo alla sua fantasia malata.

Vic, d’altra parte, è la protagonista che non ci si aspetta, una sorta di anti-eroina che non può fare a meno di subire l’influenza distruttiva della propria famiglia (e qui si può scorgere un riferimento al rapporto problematico di Hill con il padre). Questo personaggio è il risultato di un’infanzia difficile, ma è il coinvolgimento diretto con Charlie Manx a spingerla a diventare qualcosa di più di una ragazza disastrata. Il suo percorso all’interno del romanzo, seppur lento e graduale come ci si aspetta dalle seicento pagine e più, la porta ad assumere il ruolo di eroina. Vic può risultare parecchio antipatica e anche a me in certi momenti del romanzo non è piaciuta molto, ma le sue azioni sono sempre credibili e motivate. È un personaggio che nasce per essere anticonvenzionale e la sua particolare forma di eroismo si manifesta sempre secondo le sue regole. Ciò significa che non perde se stessa a favore di qualche ideale, mantiene sempre la propria personalità anche quando affrontare Manx significa mettere in discussione tutta la sua vita.
E questo, in poche parole, è il modo in si crea un personaggio realistico.

Lo sfruttamento di personaggi secondari che rappresentano ottimi elementi di supporto ai protagonisti (eccetto forse per la figura un po’ sfuggente e poco presente della bibliotecaria Maggie), contribuisce a rendere il romanzo ancora più completo, un’ottima lettura da fare quando si sente l’esigenza di entrare in un mondo macabro e di assistere alle gesta di un’eroina improbabile contro un essere malvagio e privo di scrupoli.
Non ho percepito vera e propria paura durante la lettura, devo ammetterlo, ma un forte senso di inquietudine sì, e soprattutto la voglia di andare avanti in ogni momento libero e ogni sera fino a tardi, pur di sapere come sarebbe andata a finire.

P.s. Dal romanzo di Joe Hill è stata tratta una serie tv di Amazon Prime Video con Zachary Quinto nei panni di Manx e Ashleigh Cummings in quelli di Vic. Non regge il confronto con il romanzo e il concentrarsi sulla componente drammatica della storia smorza un po’ i toni horror, ma è comunque piacevole da vedere e riesce anch’essa a dare qualche piccolo brivido.

Voto: 5 pescetti su 5

Consigliato a chi: vuole essere in ansia per i personaggi fino alla fine; è affascinato dalle auto d’epoca…soprattutto se dotate di vita propria; vuole scoprire il metodo perfetto per trovare gli oggetti scomparsi (anche voi non sapete mai dove avete imbucato il telecomando?)

Sconsigliato a chi: crede che il Natale sia la festività più spensierata che ci sia; ama gli eroi classici e senza macchia; odia i personaggi che parlano in rima (pioggia pioggia via di qui, torna pure un altro dì!).

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