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Over the Garden Wall: una fiaba dark per ritrovare se stessi nell’Ignoto

Fin da piccola ricordo di essere sempre stata affascinata dai cartoni animati, soprattutto se ben fatti e con una trama costruita in modo da incatenarmi allo schermo. Se pensavo che crescere mi avrebbe “guarita” da questa passione che molti ritengono essere assurda, mi sbagliavo di grosso: ora ho acquisito la giusta consapevolezza per gustarmi tutti i significati simbolici di un cartoon realizzato a regola d’arte.Di prodotti validi ormai ce ne sono ben pochi, giuro che ogni volta che vedo quegli orrori in 3D (a basso budget, altrimenti wow) sui canali per bambini vengo piegata in due da un conato. Dove sono finiti i tratti morbidi dell’animazione 2D? Dove posso trovare qualcosa che non abbia un effetto allucinogeno sul mio cervellino di lontra?
La soluzione mi è giunta da un titolo inaspettato, uno dei tanti consigli di visione della mia Otter Half, che prima mi ha assicurato che questo cartone mi avrebbe cambiato la vita e poi mi ha trascinato davanti allo schermo del pc e “Silenzio, spegni la luce. Taci, che sennò tu non capisci Shht!”. Pensavo che avrei visto un prodotto carino, ben disegnato, un poco strano e niente di più, ma Over the Garden Wall si è rivelato molto più di una bella visione da domenica pomeriggio piovoso. Perfetta per l’autunno, per la sera di Halloween o per le giornate un po’ più cupe, questa miniserie animata (vincitrice di un Emmy come migliore serie animata del 2015)  non rappresenta solo un paio di ore di intrattenimento, ma una fiaba oscura dai toni cupi e dai significati simbolici, un monito a non perdersi nell’ignoto e a non farsi schiacciare dalla paura.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Persi in una foresta fitta e inquietante chiamata Ignoto, i fratelli Wirt e Greg cercando disperatamente la strada di casa. Facendosi aiutare da Beatrice, una ragazza dai modi decisamente mordaci trasformata in uccellino da una maledizione, Wirt e Greg si addentrano nell’Ignoto e fanno la conoscenza di individui bizzarri, inquietanti e perfino pericolosi. Una cosa però è certa: casa sempre sempre più irraggiungibile e qualcosa di oscuro, di bestiale, si cela nel buio della foresta.

Recensione

La miniserie inglese Over the Garden Wall, creata nel 2014 da Patrick McHale e diretta da Nick Cross e Nate Cash, ha tutti i requisiti per essere considerata una fiaba tradizionale, almeno a prima vista. I protagonisti, non ancora degli adulti, si ritrovano sperduti in un bosco sconosciuto e angosciante, che sembra non avere mai fine. Hanno un obiettivo – tornare a casa – e per raggiungerlo devono svolgere un percorso concreto e simbolico che porta a una crescita psicologica. Ci sono antagonisti, alleati e strumenti magici da utilizzare a tempo debito, inganni e tante difficoltà, insomma, gli stilemi tipici di una fiaba che vuole tramettere ai più piccoli importanti insegnamenti: seguire la retta via, non demordere mai e affrontare i pericoli con cuore sempre puro.
I primi minuti di visione però svelano presto che Over the Garden Wall è piuttosto atipica come fiaba, tanto da stravolgere alcuni cliché del genere e diventare così un’esperienza unica e molto meno “zuccherosa” del previsto.
Il senso di minaccia sembra subito emergere dalle profondità della foresta come nebbia, aleggiando sui protagonisti e sugli spettatori. Non c’è nessuna introduzione buonista, solo un vagabondare senza meta all’interno di un bosco popolato da creature di ogni sorta e vagare è l’unica cosa che Wirt e Greg fanno dall’inizio alla fine della miniserie. Le atmosfere da sogno delle fiabe classiche lasciano il posto a situazioni più simili a un incubo psichedelico: zucche parlanti, scheletri danzanti, una scuola popolata da animaletti, rane in giacca e cravatta su un nave di lusso. Non mancano i momenti festosi e di comunione, né le situazioni edificanti, ma alla fine di ogni puntata sembra mantenersi vivo quel tarlo che ci disturba e che ci ricorda che la strada di casa ancora non è stata trovata e che il pericolo è ancora là fuori, in attesa nella foresta…

La lontananza dai cliché del genere fiabesco continuano con le caratteristiche dei personaggi, a partire dal protagonista stesso, non certo un ragazzo coraggioso e intraprendente, altruista e senza macchia. Wirt è un ragazzo come molti altri, con un atteggiamento tipico di un’età delicata come l’adolescenza. È ansioso, costantemente preoccupato dai pericoli che lui e il fratello potrebbero incontrare sulla via. Può dunque considerarsi un codardo, molto lontano dal topos dell’eroe senza paura tipico delle fiabe più avventurose. Non è un cavaliere intrepido, né uno di quei giovani scaltri che se la cavano sempre in ogni situazione anche senza ricorrere alla forza fisica, ma un ragazzino che non sa come rapportarsi al mondo, incredibilmente polemico e scettico, ma anche dotato di una certa sensibilità artistica, data dalla sua passione per la poesia e per il clarinetto.
La sua controparte è Greg, il fratello minore di una tenerezza disarmante. Se Wirt è l’adolescente ombroso, Greg è in bambino incontenibile, entusiasta di tutto, gentile e a volte un po’ folle. È uno dei personaggi più carichi di significato di tutta la serie, uno degli elementi portanti nonché il più colorato e gioioso di tutto il cartoon. E questo è un dato di sasso! (cit.)
Beatrice invece è una creatura vittima di una maledizione, una giovane che è stata trasformata assieme alla sua famiglia in uccellino e che cerca in tutti i modi di spezzare il terribile incantesimo. Nonostante l’aspetto da “usignolo di Biancaneve” e l’apparente leggiadria, Beatrice dice sempre quello che pensa e non pensa spesso cose positive sugli altri. È critica, poco delicata coi sentimenti altrui e crede che Wirt sia un idiota. Già è incredibile creare un animaletto caruccio come se fosse una ragazzina senza filtri e senza apparente sensibilità nei confronti altrui, la cosa più assurda è che questo modo di fare mi ha divertito un sacco. Forza Beatrice, rappresenti tutti noi al mattino prima del caffè!

Di personaggi secondari ce ne sono poi tanti, tutti decisamente particolari e usciti in apparenza da una narrazione southern gothic. Tra loro si cela l’antagonista: la Bestia.
Un po’ come l’uomo nero delle leggende urbane che terrorizzano da sempre i bambini di tutto il mondo, la Bestia è il nemico per eccellenza, la manifestazione concreta della paura. Non è un classico antagonista, mosso da moventi precisi o da antichi traumi, la Bestia agisce solamente per mantenersi viva e forte. Essendo il simbolo della paura, non può fare altrimenti: per esistere, deve sottomettere e per fare questo instilla nel prossimo un terrore profondo. L’Ignoto è il suo habitat, un luogo-emblema che sottolinea con le sue caratteristiche la forte valenza simbolica di Over the Garden Wall.
Più che una serie animata avvincente e divertente, commovente e a tratti malinconica, questo cartone è un piccolo capolavoro carico di significati nascosti, è una vera e propria lotta contro la paura, nelle sue varie forme. Quest’ultima non ha bisogno di una motivazione per presentarsi in qualunque fase della vita, sopratutto in un momento di spiccata forza immaginativa come l’infanzia e di fragilità emotiva e grande sensibilità come l’adolescenza. La vita stessa, a maggior ragione in una fase particolare, è tutta un addentrarsi inconsapevole dentro l’Ignoto, dritti dritti nelle grinfie della Bestia. Impossibile non imbattersi in lei prima o poi, improbabile non doverla affrontare a muso duro, soffocarla o cercare di combatterla come fanno nelle fiabe gli intrepidi eroi. Oppure, come le persone normali e gravate da naturali fragilità, semplicemente smettere di alimentarla, ridimensionarla e sbugiardarla per quella che è: nient’altro che il riflesso di noi stessi e come tale necessaria da accettare.

Consiglio di godersi questa serie tutta d’un fiato (in tutto è un’ora e mezza di visione), possibilmente in lingua originale. Il doppiaggio dello youtuber e fumettista Sio è apprezzabile in Wirt, ma non rende del tutto giustizia al personaggio di Greg, che in inglese è doppiato invece da un bambino (Colin Dean). I dialoghi non sono complessi da seguire, soprattutto con i sottotitoli. Se volete godervi appieno la bellezza e l’autenticità di questo gioiellino disponibile comodamente su Netflix, fate questo piccolo sforzo. Vi prometto che ne varrà la pena. E poi Wirt è doppiato da Elija Wood, il taglialegna (altro personaggio molto interessante) è doppiato da Christopher Lloyd (cioè Doc Brown, di Ritorno al futuro!) e quel gioiellino di Zia Sospiro dal grandissimo Tim Curry. Cioè, per dire…dei nomoni mica da niente, e sono solo i primi.

Voto: 5 pescetti su 5

Consigliato a chi: non ha paura del buio; vuole degli spunti interessanti per dei nomi di rana; non trova nulla di strano in una pentola sulla testa; desidera scoprire cosa si cela dietro la Bestia.

Sconsigliato a chi: non ha il senso dell’orientamento; odia le canzoncine; non vuole proprio saperne di spiriti e zucche parlanti; odia chi ruba i sassi.

La parola a voi, riccetti di mare. Conoscevate questa serie animata? Se l’avete vista, ne siete rimasti stregati e commossi tanto quanto me, lontra sensibile?
Fatemelo sapere in un commento qui in basso, non siate avidi di parole 🙂 Alla prossima!

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