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Profumo: la rivisitazione in chiave angosciante del romanzo di Süskind

Io non lo so se sono le atmosfere fredde e inquietanti o se è quel modo di raccontare che ti fa capire una cosa e cento te le fa solo intuire (sbagliando ovviamente), ma negli ultimi tempi penso che i tedeschi ci sappiano fare con le serie tv.
È stato con Dark che ho rivalutato il loro talento (capendo finalmente che gli europei non hanno niente da invidiare agli americani), un titolo in apparenza pesantone, ma che dopo qualche riserva ho divorato con gusto, bramosa ogni volta di sapere cosa sarebbe successo nella puntata successiva. Ma come dicevo prima, ci ho capito poco.

Mi è bastato il primo episodio per intuire che Profumo avrebbe seguito un po’ questo filone del “figo, ma cos’è successo?”, con i suoi salti temporali, i personaggi non sempre facili da distinguere, i mille sospetti e tutti gli indizi che portano fuori strada. È stato necessario portare pazienza, non giungere a conclusioni affrettare e dotare la visione di un pizzico di attenzione in più (è difficile farlo con accanto qualcuno che è drogato di Patchwork) e i dubbi alla fine sono diminuiti. Per me il segreto è stato non provare a individuare il colpevole, lasciarmi andare a una narrazione piacevolmente angosciante, ai drammi umani da fare invidia a C’è Posta Per Te e a un crimine orrendo, fulcro di questo valido thriller tedesco disponibile su Netflix.

Trama

Siamo nella Germania dei giorni nostri. Viene ritrovato il cadavere mutilato di una donna, la cantante Katharina. Le ferite inferte sul corpo ricordano molto quelle di un simile omicidio, avvenuto molti anni prima e questo caso rimette la polizia sulle tracce di quello che potrebbe essere lo stesso assassino della prima vittima. Le indagini si focalizzano soprattutto su un gruppo di amici che conosceva molto bene Katharina: Thomas, Moritz, Roman, Elena e Daniel. Ma giorno dopo giorno il caso sembra complicarsi, man mano che vengono a galla tremende verità sugli studenti, ormai adulti, che per anni hanno frequentato la vittima. Nessuno sembra essere del tutto innocente, nessuno è completamente colpevole.

Recensione

Profumo riprende liberamente il romanzo omonimo di Patrick Süskind, che ho letto qualche anno fa attratta dal suo sottotitolo: Storia di un assassino. Ai tempi ricordo di essere rimasta piuttosto delusa nello scoprire che, sì, la storia è effettivamente quella di un giovane uomo che si macchia di omicidio, ma che non è questo il fulcro del romanzo. Oggi so che la mia delusione era fuori luogo, di fronte a un prodotto di portata poetica così grande, che fa della forza travolgente dei sensi il proprio fulcro. Credendo di essere di fronte a un thriller storico non avevo capito il reale significato dell’opera, ma la serie tv ha saputo colmare alcune lacune, non solo ripercorrendo la strada del romanzo, ma regalandomi anche i crimini e la tensione che anni fa avevo cercato nella penna di Süskind.

Se la lettura mi aveva messo di fronte a una grande capacità descrittiva di profumi e odori della vita cittadina della Francia del Settecento, questa nuova serie tv ha sfruttato una regia vincente e una fotografia eccellente per ricercare la stessa dovizia di dettagli e la stessa sensualità, tingendo però la trama di nero e sostituendo la vitale atmosfera del romanzo con un’ambientazione sinistra e fredda.
Scenari ed eventi suscitano angoscia nello spettatore, immergendolo in una vicenda drammatica e spaventosa, fatta di crimini efferati e drammi umani.

È il fascino macabro degli omicidi e il sinistro movente che sta alla loro base ad ammaliare (in senso narrativo, ovviamente) lo spettatore puntata dopo puntata (sono sei in tutto, per una durata di circa un’ora l’uno). Si rimane incollati allo schermo grazie a una narrazione non particolarmente veloce, ma al tempo stesso convincente e in grado di sfruttare i numerosi flashback per non annoiare mai. I piani temporali su cui la serie agisce sono infatti due: il presente, dedicato all’indagine portata avanti da Nadja Simon, e un passato tutto incentrato sulle vicende di Katharina e dei suoi amici. Si scava in questo passato carico di drammi e segreti, alla ricerca di un elemento decisivo per concludere con successo l’indagine. In particolare si comprende presto che la chiave di tutto è il profumo, il profumo femminile nelle sue forme più poetiche, ma anche incredibilmente inquietanti e primordiali.

Gli elementi che rendono Profumo una serie interessante e avvincente, come ho detto poco sopra, sono la regia, la fotografia e lo stile di narrazione. Sembra che si punti tutto sul modo in cui la vicenda viene raccontata e sull’onnipresente senso di angoscia suscitato dagli scorci paesaggistici, dai ricordi oscuri dei protagonisti e dalle situazioni macabre che andiamo a incontrare. Sesso e violenza sono sempre intrecciati e mettono in luce rapporti malati e incapacità di relazionarsi. Il livello di empatizzazione con i personaggi coinvolti è alto, nonostante essi siano ben lontani dal concetto di “eroe positivo” e spesso risultino odiosi.
Paradossalmente questi stessi punti di forza sono in grado anche di sviluppare dei grandi difetti, che anche se non rovinano complessivamente la visione, mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. La protagonista femminile, Nadjia (che investiga sul caso), non è stata molto in grado di suscitare la mia simpatia, un po’ per i suoi comportamenti, un po’ per la sua costante freddezza. È difficile entrare nella sua testa, nella sua vita ed empatizzare con lei, tanto che risulta più imperscrutabile degli stessi personaggi “negativi” della serie.

La narrazione, infine, pur mantenendosi sempre interessante, accattivante e generalmente convincente, mi ha lasciata un po’ confusa. Più volte mi sono trovata in difficoltà a seguire alcuni avvenimenti e alcuni dettagli e spesso ho perso la concentrazione, tanto che alla fine della visione non ho saputo eliminare alcuni dubbi e ho storto il naso su alcune scelte.

Nonostante questo, proprio come è avvenuto per Dark, anche Profumo sa sfruttare in modo eccellente gli ambienti e le situazioni per presentare al pubblico un crimine agghiacciante, un caso complesso e una colpevolezza che non risparmia nessuno dei personaggi, in quanto umani con seri problemi relazionali.
Non è fondamentale aver letto il romanzo di Suskind per comprendere la trama di Profumo, ma la credibilità di quest’ultima risulta più alta se si ha qualche conoscenza del suo precedente letterario e della poeticità primordiale di cui ammanta i profumi.

Voto: 3,5 pescetti su 5

Consigliato a chi: cerca una protagonista simpatica; prova stimolo a vedere serie un po’ di difficile comprensione; apprezza le ambientazioni cupe e le atmosfere angoscianti.

Sconsigliato a chi: non crede nelle sfumature tra bene e male; non ha capito Il Profumo di Süskind; cerca almeno un personaggio che non sia complessato.

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