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Puella Magi Madoka Magica: maho shojo adolescenziale da non sottovalutare

Un tempo (si parla ormai di parecchi anni fa) ero un’appassionata consumatrice di anime e manga, ma col passare del tempo e l’aumentare degli impegni mi sono discostata sempre di più dal genere, fino a preferire altri prodotti, come i fumetti americani e qualche cartoon. Questo però non significa che non mi piacciono più, e non disdegno affatto qualche serie animata giapponese di tanto in tanto, quando la trama o la bellezza dei disegni mi convincono abbastanza da impegnarmi nella visione. Puella Magi Madoka Magica non mi mai è sembrato né narrativamente appassionante, né artisticamente coinvolgente.

 In sette anni di esistenza di questo anime l’ho sempre ignorato e solo poco tempo fa, quando mi sono finalmente impegnata ad andare oltr

 

e il primo episodio, mi sono resa conto di cosa mi ero persa. Sì, perché al di là dell’apparente infantilismo situazionale e dei personaggi, questo anime del 2011 creato dalla Magica Quartet (che non è, stranamente, un gruppo musicale) e diretto da Akiyuki Shinbō è cupo, maturo e avvincente. Insomma, proprio quello che piace a me.

Avvertenze: Cerco sempre di evitare spoiler. Qualche allusione velata però la faccio.

Trama

Madoka Kaname e la sua amica Sayaka Miki, due studentesse delle medie, fanno un incontro inaspettato con una creatura misteriosa, una specie di gatto strano che chiaramente ha qualcosa di soprannaturale, visto che parla. Fino a qui niente di strano, visto che è un anime giapponese che parla di poteri magici, maghette e streghe. La creatura, Kyubey, offre loro la possibilità di esprimere un desiderio, la cui realizzazione ha il solo vincolo per le ragazze di diventare delle maghe e di impegnarsi per tutta la vita a combattere le streghe, creature malvagie responsabili del male del mondo. In parte ingolosite dalla possibilità di esprimere un desiderio a scelta e in parte profondamente affascinate dalla bravura dimostrata dalla maga loro amica Mami Tomoe, le due si avvicinano sempre di più a questa realtà segreta, tutt’altro che innocua. A nulla valgono i tentativi di un’altra maga, Homura Akemi, di tenerle lontane dal mondo della magia: Sayaka esprime il proprio desiderio e si impegna così, per tutta la vita, a combattere le streghe. La sua decisione, tuttavia, sarà solo l’inizio di una serie di eventi che sveleranno gli oscuri segreti che si celano dietro l’offerta di Kyubey.

Recensione

Come ho già accennato è difficile capire Puella Magi Madoka Magica già dal primo episodio. Questo anime è l’emblema dell’antico insegnamento di non fermarsi mai alle apparenze. L’incipit mostra situazioni tranquille e apparentemente immature, tipiche di quegli shoujo leggeri ambientati a scuola e con protagoniste giovani e dalla vocetta irritante. Per questo il mio primo tentativo di visione non è andato a buon fine e dopo la prima puntata ho gettato la spugna. Se non fosse stato per l’insistenza della mia Significant Otter (che a suon di occhi dolci e tipregotipregotiprego, mi ha convinta) non avrei mai potuto apprezzare i pregi di un anime davvero ben fatto, diverso da tutto ciò che ci si potrebbe aspettare e molto più maturo di ciò che il disegno faccia intendere. Le sono molto grata per avermi tirato le orecchie e rimproverata per la mia superficialità.
Per la precisione, Madoka Magica può essere etichettato sotto la denominazione di Maho Shojo, ossia un anime destinato soprattutto a un pubblico femminile, con una trama legata a poteri magici, maghe, streghette e combattenti dotate di capacità particolari (Sailor Moon è uno degli esempi più celebri e un caposaldo della mia infanzia). A partire dalla fine della prima puntata, ma soprattutto con la seconda, questo anime si mostra però come un Maho Shojo atipico che mantiene le principali caratteristiche della categoria, ma amplificandoli, stravolgendoli e adattandoli a un pubblico decisamente più adulto delle ragazzine adolescenti.
La prima cosa che si nota in Madoka Magica è lo stridente contrasto tra la morbida pastellosità del tratto, con i suoi disegni quasi immaturi e i personaggi minuti e con gli occhi grandi, e gli avvenimenti dark che si susseguono con un ritmo incalzante, senza mai far annoiare lo spettatore.

La trama è ricca di scene adrenaliniche, che tengono incollati allo schermo e i numerosi colpi di scena donano a chi assiste una sensazione di instabilità che rispecchia la fragilità della vita.
Questa incertezza imperante è la grande protagonista dell’anime, assieme alla morte che aleggia costante sulle protagoniste a ogni scontro con le pericolose streghe che abitano il mondo degli umani.
Durante il corso dei soli dodici episodi, gestiti molto bene dal punto di vista narrativo, attimi di vita quotidiana si alternano a combattimenti, plot twist e scene cruente davvero inaspettate. In fondo, da uno shojo che parla di maghette dai costumini colorati non ci si aspetta certamente che qualcuno muoia veramente in modo tragico…no?
E invece è proprio così e il fatto che le premesse rendano la reale maturità dell’anime praticamente insospettabile è uno degli elementi che me lo hanno fatto apprezzare così tanto. Questo è l’altro elemento di novità e particolarità del prodotto. Il tradizionale eroismo dei Maho Shojo – e di tutti gli anime giapponesi che prevedono scene di combattimento – qui non è affatto assente, ma si mostra per quello che è: qualcosa di positivo per certi versi, ma anche di fortemente negativo per altri.
Il tipo di potere che fa da sfondo a Puella Magi Madoka Magica non è qualcosa che tutte noi vorremmo per sconfiggere il male (a differenza di quando guardavo Sailor Moon con occhi sognanti e gridavo davanti al televisore “potere del cristallo di lunaaaa”), ma è una condanna, un’arma a doppio taglio con delle conseguenze terribili. È impossibile tornare sui propri passi una volta compiute alcune scelte e il destino sembra voler segnare indelebilmente il percorso che ognuno di noi deve compiere, ma anche di fronte a una simile realtà priva di speranze e terribilmente angosciante, un atto di altruismo e di sacrificio spassionato può fare la differenza.
Se con questa opinione (del tutto personale, come sempre) non vi ho ancora convinti a correre a vedere Puella Magi Madoka Magica, lasciate che menzioni ancora qualche dettaglio degno di nota: la colonna sonora è pazzesca, con tratti epici che fomentano tantissimo e sfumature un po’ antiche e medievaleggianti. Non ho potuto fare a meno di aggiungerla alla mia playlist. Se inoltre vi piacciono le cose particolari apprezzerete di certo il modo originale e affascinante di creare il mondo delle streghe, sfruttando texture insolite, suoni grotteschi e ambientazioni surreali.
Dall’anime sono infine stati tratti dei manga che forse leggerò, dei film, libri e alcuni videogiochi, testimoni del grande successo di questa particolare e insolita serie. Da non perdere.

Voto: 4 pescetti su 5

Consigliato a chi: apprezza gli shojo con una marcia in più; ama le trasformazioni delle guerriere e i combattimenti; non si fa impressionare da qualche tragedia qua e là; vuole ricredersi sugli anime adolescenziali; è alla ricerca di una trama ben costruita.

Sconsigliato a chi: si fida troppo degli animaletti parlanti; cerca un anime leggero e poco impegnativo; ne ha abbastanza di maghe e guerriere; vuole qualcosa di romantico e puccioso; crede ciecamente nel destino felice del genere umano;

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